Fratel Matthew di Taizé

Papa Francesco: in memoriam

Papa Francesco – Unità e sinodalità

Fratel Matthew di Taizé

Il 29 dicembre 2012, i fratelli della nostra Comunità di Taizé si erano riuniti in preghiera in Piazza San Pietro insieme a 45.000 giovani, in occasione del nostro Incontro europeo che si teneva a Roma, alla presenza di Papa Benedetto XVI. Non potevamo immaginare che quella sarebbe stata una delle sue ultime grandi apparizioni pubbliche prima che annunciasse le sue dimissioni l’11 febbraio 2013.

Mentre i cardinali si riunivano in conclave per eleggere il nuovo Papa, io ero in viaggio per conto della comunità in Russia. Il 13 marzo ero ospite di un sacerdote cattolico a Nižnij Novgorod, dove stavo facendo visita ad alcuni amici ortodossi. La prima lettura della Messa di quella mattina era tratta da Isaia 48,9-15 e, al termine, il sacerdote mi ha detto: “Abbiamo ascoltato la promessa di Dio di confortare il suo popolo. Oggi eleggeranno il nuovo Papa.”

Quando sono tornato la sera, in quella giornata c’erano state solo fumate nere, ma poi, mentre cenavamo, è giunta la notizia che dal comignolo della Cappella Sistina era uscita una fumata bianca. Così ci siamo precipitati alla Caritas, dove c’era un televisore: sul primo canale stavano trasmettendo un discorso del Presidente del Paese, che però è subito scomparso dallo schermo, sostituito dalle immagini della Basilica di San Pietro.

Quando il cardinale Tauran ha annunciato che era stato scelto l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, il mio amico sacerdote argentino è caduto a terra per lo stupore. Era proprio il suo vescovo, che lo aveva benedetto prima che partisse per la sua missione! Mi ha detto: “Tu sei anglicano, io sono cattolico, siamo in un Paese ortodosso. È forse un segno che questo nuovo pontificato sarà ecumenico?” Ripensandoci, quella domanda si è rivelata profetica. Quando Papa Francesco ci ha chiesto di pregare per lui, quelle parole mi sono rimaste nel cuore.

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© Jesuit.Media

La mattina dopo, la televisione nazionale era alla porta del sacerdote per intervistarlo, tanto era grande l’interesse per questo nuovo Papa proveniente dall’altra parte del mondo. Quella sera, abbiamo condiviso una bottiglia di vino Malbec!

Il mio predecessore come priore a Taizé, fratel Alois, ha partecipato all’insediamento di Papa Francesco e in seguito ha potuto incontrarlo in udienze private annuali. Siamo rimasti sorpresi nell’apprendere che conosceva bene Taizé, pur non avendo mai avuto un contatto diretto, grazie agli scritti del nostro fondatore, fratel Roger, e ai giovani argentini che nel corso degli anni avevano trascorso del tempo come volontari nella nostra comunità.

Siamo stati molto influenzati dalle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, che hanno risposto ai segni dei tempi in un modo comprensibile per molti, cattolici e non. L’esortazione Evangelii Gaudium ha segnato una nuova fase nella comunicazione della fede oggi. Tutto ciò ha aiutato il nostro ministero con i giovani a Taizé, poiché ha dato voce a molte delle aspirazioni che loro esprimevano.

Fratel Alois è stato invitato a partecipare ai diversi Sinodi che si sono tenuti durante il pontificato di Papa Francesco. Mi viene in mente in particolare il Sinodo sui giovani. Ma è stato con lo svolgersi del Sinodo sulla Sinodalità che mi sono sentito maggiormente coinvolto e ho potuto incontrare Papa Francesco in diverse occasioni.

All’inizio dei preparativi per il Sinodo, fratell Alois ha raccontato come Papa Francesco ci incoraggiasse a sognare e ha condiviso il suo sogno di un raduno del popolo di Dio in cui i giovani possano guidare una preghiera per il Sinodo. Quando ha incontrato nuovamente Papa Francesco, ha riparlato di questo sogno, e il Papa ha detto che era una buona idea. Avrebbe dovuto parlare con il cardinale Grech presso il Segretariato per il Sinodo e con il cardinale Koch presso il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

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È stato così che la nostra comunità si è ritrovata lanciata nel cammino sinodale, preparando quella che sarebbe diventata la veglia ecumenica di preghiera Together – Raduno del Popolo di Dio. Fratel Alois ha chiesto a me e a un altro fratello di coordinare i preparativi di questa veglia. Abbiamo invitato diverse comunità, movimenti giovanili e organizzazioni interconfessionali provenienti da tutto il mondo cristiano a venire a Taizé per un primo incontro. C’era qualche dubbio sulla data, ma ben presto è giunta la notizia dal Segretariato del Sinodo che avrebbe dovuto tenersi in quello che sarebbe diventato l’inizio del Sinodo sulla Sinodalità, prima che i partecipanti al Sinodo partissero per i loro tre giorni di ritiro. E dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani è arrivata la promessa che sarebbero stati invitati a partecipare i responsabili di tutte le diverse Chiese.

La mia partecipazione alla tappa continentale del Sinodo a Praga mi ha segnato profondamente. Per la prima volta ho preso parte alla “Conversazione nello Spirito”. Seduto in un piccolo gruppo, che mi era stato chiesto di moderare, con un cardinale, un arcivescovo, due sacerdoti, due suore e tre laici, e vedendo come ci ascoltavamo a vicenda e cercavamo di discernere ciò che lo Spirito Santo ci stava dicendo, ho pensato tra me e me: “Questa è la Chiesa e il modo di camminare insieme”. Sarò per sempre grato a Papa Francesco per l’intuizione di aver dato vita a questo Sinodo.

Il 15 gennaio 2023, dopo l’Angelus, mentre stavo viaggiando verso Roma, abbiamo seguito dal treno l’evento in cui Papa Francesco ha annunciato ufficialmente la veglia di preghiera ecumenica per il 30 settembre di quell’anno. Egli ha affermato che il cammino verso l’unità dei cristiani e la conversione sinodale della Chiesa sono connessi e ha spiegato: “Affideremo a Dio i lavori della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi”. Ha inoltre aggiunto che quel fine settimana ci sarebbe stato un programma per i giovani organizzato da Taizé.

Papa Francesco ha concluso dicendo: “Fin d’ora, invito i fratelli e le sorelle di tutte le confessioni cristiane a partecipare a questo raduno del Popolo di Dio”. Era forse la prima volta che un Papa chiedeva ai cristiani di tutte le Chiese di pregare per un evento che si sarebbe svolto all’interno della Chiesa cattolica?

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© Vatican Media

Il nostro terzo incontro preparatorio si è tenuto a Roma, a marzo del 2023, e Papa Francesco ha ricevuto l’intero gruppo. Era molto rilassato e ci ha raccontato delle sue prime esperienze ecumeniche. Quando era uno scout, il suo parroco disse a lui e ai suoi amici di andare a bruciare le tende degli scout protestanti! Ma ricordava anche che mentre camminava con sua madre, le aveva chiesto se le due donne che li avevano appena superati fossero suore. Lei rispose di no, disse che erano protestanti, ma che erano molto gentili. Si scoprì poi che erano militanti dell’Esercito della Salvezza.

Abbiamo compreso meglio il cammino ecumenico che Papa Francesco ha percorso. In Argentina, il suo ministero lo ha portato a contatto con pastori, sacerdoti e vescovi di diverse denominazioni, ma il legame che ha sottolineato come Papa tra la conversione sinodale della Chiesa e il cammino verso l’unità dei cristiani è forse ciò che mi ha colpito di più e ha confermato in gran parte la vocazione della nostra comunità, aprendo al contempo nuove vie davanti a noi.

La veglia di preghiera Together ha richiesto molta preparazione, ma provo un’infinita gratitudine verso Papa Francesco per il suo sostegno incondizionato. Erano presenti oltre venti leader ecclesiastici, tra cui il Patriarca ecumenico e l’Arcivescovo di Canterbury, oltre a leader luterani, riformati, pentecostali, metodisti e ortodossi orientali. Prima della veglia, alcuni giovani hanno tenuto delle presentazioni sui doni della sinodalità, dell’unità, degli altri e del Creato. Ma l’immagine dei diversi leader “cum Petro” è stata davvero suggestiva: hanno impartito una benedizione comune, segnando un passo significativo sul cammino verso l’unità.

Uno dei nostri più stretti collaboratori nel Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha affermato che la veglia Together sarebbe stato l’evento ecumenico del pontificato di Papa Francesco. Ripensando alle parole del sacerdote argentino che mi ha accolto nel 2013, credo che probabilmente avesse ragione.

[Originale in inglese]

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© Communauté de Taizé

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