Il Padre Generale arriva in Thailandia
Visita apostolica nella “Terra del Sorriso”
Dopo aver concluso la sua visita apostolica alla Compagnia di Gesù in Malesia, il Padre Generale Arturo Sosa ha risalito la penisola per dare inizio alla sua visita ai gesuiti in Thailandia.
La Compagnia di Gesù in Thailandia è relativamente modesta, con 37 gesuiti, suddivisi in tre comunità , che operano in quattro città, ma la storia dei gesuiti in Thailandia risale a secoli fa, all’epoca di San Francesco Saverio e delle prime missioni della Compagnia di Gesù in quello che allora era chiamato il Regno del Siam. Padre Balthasar Sequeira, SJ, è il primo gesuita di cui si abbia notizia ad avervi messo piede, giungendovi a dicembre del 1607. Fu presto seguito da altri gesuiti che fondarono comunità locali e instaurarono rapporti con la corte del re del Siam. Come in Malesia, i gesuiti dimostrarono la volontà di conoscere le culture e le usanze locali, caratteristica che contribuì notevolmente a favorire il dialogo tra il cristianesimo e la società del Siam.
Dal 1656 al 1688, durante il regno di re Narai il Grande, la Compagnia di Gesù fu invitata a portare le proprie conoscenze e competenze nel regno. Tra i primi nella Compagnia a rispondere a quell’invito vi furono i padri gesuiti Giovanni Battista Valguarnera, SJ, un ingegnere che apportò la sua esperienza nel campo dell’edilizia, e Guy Tachard, SJ, un diplomatico che fungeva da collegamento tra il Siam e la Francia. Grazie alla loro padronanza della lingua, al rispetto per le usanze locali e alla capacità di introdurre nuove conoscenze nel Paese, i gesuiti ricoprirono non solo il ruolo di sacerdoti, ma anche quello di scienziati, architetti, matematici e consiglieri alla corte reale.
Uno dei contributi più notevoli dei gesuiti nel Siam del XVII secolo riguardava il campo dell’astronomia. Il re Narai, che nutriva un vivo interesse per questa materia, chiese agli astronomi gesuiti di costruire un osservatorio vicino al palazzo reale di Lopburi. Oltre alla loro conoscenza del metodo scientifico, i gesuiti portarono strumenti astronomici moderni, facendo progredire notevolmente la comprensione delle stelle nel regno. Oggi i resti dell’osservatorio vicino alla chiesa di San Paolo continuano a ricordare ai visitatori questo capitolo unico della storia scientifica e religiosa della Thailandia.
L’opera dei gesuiti nel Siam, che durò più di un secolo, giunse al termine con la morte del re Narai e la caduta del regno nelle mani delle forze birmane nel 1767. Molti missionari fuggirono o furono costretti a lasciare il Paese; e la Compagnia di Gesù sarebbe rimasta assente da lì per quasi due secoli. Fu solo il 17 novembre 1954, quando il padre gesuita italiano Pietro Cerutti, SJ, tornò nel Paese su invito del vescovo Louis Chorin, che la Compagnia di Gesù rinacque ufficialmente in Thailandia. Come nel caso del ritorno della Compagnia di Gesù in Malesia, a quel primo gesuita se ne unirono ben presto altri provenienti dall’Europa, dal Nord America e dall’Asia, i quali si impegnarono tutti ad apprendere la lingua e la cultura locali.
La Compagnia di Gesù in Thailandia è oggi una diretta continuazione delle opere avviate durante il ritorno dei gesuiti nel Paese. Sebbene le loro attività fossero inizialmente incentrate sull’istruzione superiore e sull’organizzazione degli esercizi spirituali, si sono poi estese in tutta la Thailandia man mano che si presentavano nuove opportunità. I gesuiti si sono impegnati nella formazione teologica presso il Seminario di Saeng Tham, si sono occupati delle cappellanie universitarie, si sono interessati della pastorale parrocchiale, hanno sostenuto l’organizzazione di ritiri spirituali e promosso la spiritualità ignaziana. Hanno inoltre sviluppato attività pastorali tra i rifugiati, i migranti, le comunità delle minoranze etniche e i giovani adulti, riflettendo l’impegno della Compagnia a favore di una fede che promuove la giustizia e che si prende cura della casa comune. Le iniziative educative, il dialogo interreligioso, in particolare con il buddhismo, e l’accompagnamento pastorale sono diventati tratti distintivi del servizio dei gesuiti in Thailandia.
Durante il suo giro di visite alle opere dei gesuiti in Thailandia, il Padre Generale potrà constatare le opere meritorie della Compagnia di Gesù nel Paese, insieme alle sfide che i gesuiti di oggi devono affrontare. I cattolici rappresentano circa lo 0,6% della popolazione thailandese, poco più di 400.000 su 71,5 milioni. La stragrande maggioranza dei thailandesi si identifica come buddhista e vi sono sottili barriere culturali e politiche che ostacolano l’instaurazione del dialogo interreligioso che i gesuiti utilizzano tipicamente per incoraggiare la collaborazione tra persone di buona volontà. Inoltre, la regione dispone di risorse limitate e fa affidamento sui rapporti con la Provincia gesuita dell’Indonesia per il supporto logistico, il personale e le risorse finanziarie necessarie alla formazione.
Sebbene la Compagnia di Gesù in Thailandia possa trovarsi ad affrontare molte sfide, il Padre Generale avrà modo di constatare anche lo spirito di dedizione dei gesuiti e dei collaboratori laici che operano nella regione. Visiterà le nostre comunità a Bangkok, Chiang Mai e Chiang Rai. Si recherà alla Xavier Hall di Bangkok, alSeven Fountains Retreat Center di Chiang Mai, alla Xavier Learning Community di Chiang Rai e allaJesuit Candidacy House per la formazione vocazionale. Verrà a conoscenza della rete di “Welness Centers” che la Compagnia di Gesù ha avviato per sostenere i giovani studenti thailandesi in cerca di un’istruzione, offrendo loro al contempo opportunità di formazione spirituale e di leadership. Verrà informato sul programma “Emmaus”, che offre assistenza a ex detenuti e/o tossicodipendenti emarginati dalla società.
I gesuiti in Thailandia rappresentano la continuazione di alcune delle opere più significative dei primi compagni e continuano a innovare e a sognare ciò che potrebbe essere. Mentre il Padre Generale attraversa la regione e sperimenta ciò che un piccolo gruppo di gesuiti e i loro sostenitori hanno creato, avrà un ottimo esempio di ciò che la preghiera, la perseveranza, il discernimento e un apostolato dedicato possono realizzare nella Terra del Sorriso.







