Camminare con i rifugiati: un servizio umano, educativo e spirituale
Del Servizio
dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS)
[Da “Gesuiti 2025 - La Compagnia di Gesù nel mondo”]
Con quasi 11.500 collaboratori in 58 Paesi, la missione del JRS è accompagnare, servire e difendere le persone sfollate con la forza, identificando i loro bisogni e promuovendo attività immediate e durevoli per dare loro un futuro.
Opera apostolica della Compagnia di Gesù, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) si adopera per accompagnare le persone sfollate con la forza, la maggior parte delle quali sono vittime di persecuzioni, conflitti armati, violazioni dei diritti umani o disastri naturali. Il JRS opera attualmente in 58 Paesi del mondo, riunendo circa 11.500 collaboratori apostolici: gesuiti, religiosi e religiose di varie congregazioni, personale laico e volontari, rifugiati divenuti membri dello staff, provenienti da nazioni, culture e ambienti religiosi e laici diversi, tutti uniti nella comune missione di accompagnamento, servizio e patrocinio a favore dei rifugiati e di altri sfollati.
Naturalmente le necessità sono enormi, dovute alla globalizzazione e alla proliferazione delle crisi umanitarie. A metà del 2023, il numero di sfollati forzati nel mondo era stimato in 110 milioni, di cui 36,4 milioni di rifugiati, 62,5 milioni di sfollati interni e 6,1 milioni di richiedenti asilo. Tutti i continenti sono ormai interessati da movimenti forzati di popolazione e dall’accoglienza dei rifugiati, la maggior parte dei quali, purtroppo, è ospitata in Paesi a basso o medio reddito (Etiopia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Ciad; Bangladesh, Pakistan, Repubblica Islamica dell’Iran, Colombia, Giordania, Libano e Turchia).
Di fronte a questa realtà universale e complessa, il JRS risponde con innovazione e dinamismo, inserendosi così nella dinamica di attuazione delle Preferenze Apostoliche Universali della Compagnia di Gesù. La dinamica del JRS è caratterizzata da un discernimento apostolico comunitario, volto ad identificare i gruppi più vulnerabili tra gli sfollati, le necessità più urgenti e le attività immediate e durevoli che promuovano una maggiore giustizia per queste popolazioni. Il processo coinvolge generalmente tutti i livelli apostolici del JRS (équipe regionali, nazionali e presenti sul campo), nonché i rappresentanti delle popolazioni assistite (rifugiati e altri sfollati) e i principali partner umanitari. Come risultato, nel 2022 siamo stati in grado di servire quasi un milione e mezzo tra donne, uomini e bambini in tutto il mondo, dando priorità a progetti incentrati sulla riconciliazione, sulla salute mentale, sul sostegno psicosociale, sull’istruzione, sui mezzi di sussistenza e sul patrocinio.
Al centro di tutte queste attività apostoliche, che potrebbero sembrare solo un “fare” rivolto ai nostri fratelli e sorelle sfollati, si trova la caratteristica peculiare del JRS: il comune desiderio primario di “essere con” loro, di camminare fianco a fianco con loro sulle rotte umane, di portare con loro il peso dei giorni, di soffrire nel vederli frustrati e disperati, di mostrare loro un po’ d’amore. Questa compassione in azione, alimentata dalla consapevolezza della nostra comune umanità, viene vissuta donando loro il nostro tempo e le nostre energie, ascoltandoli e condividendo le loro tristezze e speranze. È un ministero di accompagnamento, consolazione e guarigione attraverso il quale speriamo ardentemente che coloro che accompagniamo possano guarire le loro ferite interiori e recuperare la dignità perduta, riconciliarsi con se stessi e con la parte di umanità che li opprime, e infine ricostruire la loro vita su basi più giuste.
Nel corso degli anni, gli operatori apostolici del JRS hanno profondamente sperimentato e compreso la visione del padre Pedro Arrupe, espressa in modo incisivo nella lettera di fondazione del JRS: “l’aiuto che ci si aspetta da noi non è solo materiale; la Compagnia è chiamata soprattutto a rendere un servizio umano, educativo e spirituale. (...) Dentro queste popolazioni impoverite è Dio che ci chiama. Dobbiamo considerare un privilegio il poterle aiutare, cosa che a sua volta porterà grandi benedizioni su di noi e sulla Compagnia.”
A volte, alcuni collaboratori del JRS condividono esperienze personali di reciproco accompagnamento e di crescita umana e spirituale nel loro cammino con i rifugiati. Nelle loro conversazioni con i rifugiati, sono sorpresi da riflessioni profonde che illuminano le loro stesse esperienze di dolore e sofferenza. Scoprono la stessa umanità nell’altra persona accanto a loro, trovano un senso fecondo alla propria vita e abbracciano anche un cammino verso Dio. Si uniscono al JRS spinti dal desiderio di donarsi a coloro che sono sfollati con la forza, di offrire ospitalità e protezione a questi stranieri esclusi dalla società, frantumati interiormente e privati di tutto. Alla fine, però, si rendono conto che sono loro stessi a ricevere un dono prezioso da questi emarginati: imparano a ricostruire le loro vite su valori più tangibili e incontrano anche il divino, qualunque sia il nome che gli attribuiscono a partire dai contesti religiosi o secolari da cui provengono.
[Fotografie © JRS]







