Accompagnare gli immigrati in tempi di crisi

Come in molti paesi, anche in Spagna sono le persone più vulnerabili ad aver maggiormente sofferto della crisi creata dalla pandemia di coronavirus. In una grande città come Madrid, ci sono migliaia di immigrati in una situazione più o meno regolare che hanno trovato un posto nell’economia parallela. Si tratta per lo più di donne provenienti dall’America Latina che lavorano, per esempio, come domestiche.

Questo è uno dei gruppi sostenuti da un’opera dei gesuiti, il Centro Padre Rubio, un’opera di apostolato sociale al servizio dei migranti, sotto l’egida della Fondazione San Juan del Castillo, dal nome di uno dei missionari gesuiti martirizzati nelle Riduzioni del Paraguay. Abbiamo incontrato il direttore del centro, Yván Lendrino, che ci parla della missione che lui e la sua squadra stanno portando avanti.

“La nostra missione è quella di servire, accompagnare e difendere i migranti, soprattutto i più vulnerabili. Insieme ad altri programmi della Fondazione cerchiamo di dare una risposta completa ai bisogni di queste persone. L’accoglienza e la formazione del Centro Padre Rubio è completata da altre azioni di accoglienza e ospitalità residenziale, assistenza sociale, lavoro e assistenza legale.”

2021-06-03_cprubio_yvan

Il programma del centro è possibile solo grazie alla partecipazione attiva di molti volontari. Il direttore insiste su questo aspetto.

“Le attività del centro hanno due assi: accoglienza e formazione. Il centro ha un ampio gruppo di volontari che si occupano di colloqui sociali, gruppi di orientamento, corsi di formazione e altre mansioni di sostegno.

Sono molte le motivazioni che spingono una persona a collaborare con noi. La principale consiste nell’essere vicino alle persone che si trovano nelle situazioni più vulnerabili. Molti volontari sono ispirati dalla loro fede cristiana, altri da un’esperienza di vita. Il volontariato gioca un ruolo chiave, in quanto è all’origine dell’attività di questo centro, e in generale di tutta l’attività della Fondazione. Inoltre, non raggiungeremmo tutte le persone di cui ci occupiamo se non grazie ai volontari, che sono la prima mano tesa, la prima voce che sentono, il primo sorriso. D’altra parte, abbiamo una squadra tecnica che completa il lavoro di prima accoglienza e formazione dei volontari, cercando di dare continuità quando è necessario un intervento più professionale.

Il volontariato fa parte della nostra missione. Abbiamo un’area di volontariato all’interno della Fondazione non solo per esigenze organizzative, ma perché pensiamo che sia il nostro modo di incoraggiare i cittadini a partecipare al cambiamento sociale, perché possano impegnarsi in cause giuste. Crediamo che sia un’opportunità per dare vita al binomio Fede e Giustizia. È anche un modo per sensibilizzare e avvicinare la società civile ai fenomeni sociali che hanno bisogno di visibilità”.

2021-06-03_cprubio_work

Il direttore e altri membri del team ci hanno dato un ritratto dei beneficiari del centro e soprattutto delle sfide che queste persone affrontano. Nel complesso, si tratta di persone vulnerabili, per lo più donne (80%), che non hanno una rete di sostegno, che hanno minori a loro carico e che hanno poca esperienza nel mondo del lavoro. Inoltre, la mancanza di accesso al mondo digitale rende la loro vita complicata, dato che molte procedure si fanno ormai online. Una statistica tra le tante: il 42% di coloro che hanno cercato aiuto quest’anno si trovavano in una situazione amministrativa irregolare. La pandemia ha peggiorato la loro situazione e molte famiglie hanno difficoltà a pagare l’affitto e persino a procurarsi il cibo necessario. Il coordinamento tra il Centro Padre Rubio e la Caritas della parrocchia dei gesuiti e della diocesi è molto importante in questo senso.

Infine, abbiamo chiesto a Yván Lendrino se possiamo fare un collegamento tra ciò che fa il Centro Padre Rubio e il tema dell’Anno Ignaziano “Vedere nuove tutte le cose in Cristo”.

“Il collegamento principale consiste nel cambiare il modo di guardare i migranti. Al Centro Padre Rubio quello che stiamo cercando di fare è cambiare il modo in cui la società guarda al fenomeno della migrazione... Cambiare quello sguardo di odio, di razzismo, di rifiuto, di minaccia, che molte persone, nel nostro mondo e nella nostra società, hanno per tutti i migranti che vengono nel nostro paese... E noi stiamo lottando da anni, perché pensiamo che visti da Cristo, da Dio, per Lui, siamo tutti figli e figlie, fratelli e sorelle... con gli stessi diritti e doveri nella costruzione di un mondo nuovo dove tutti, in quanto persone, possano sentirsi inclusi e accolti.”

2021-06-03_cprubio_group

Perché il centro si chiama “Padre Rubio”?

Il padre Rubio era un gesuita che ha vissuto tra la fine del XIX secolo (1864) e l’inizio del XX secolo (morì nel 1929 ad Aranjuez). Era infatti originariamente destinato ad essere un prete diocesano, e venne ordinato come tale a Madrid. Il suo protettore, un canonico di nome Don Joaquin, che lo portò nella capitale, aveva grandi progetti per lui: fare il dottorato, essere professore del seminario... fece entrambe le cose, ma solo per poco tempo. La scoperta e l’esperienza degli Esercizi Spirituali risvegliarono in lui il desiderio di diventare gesuita. Riuscì a farlo nel 1909 (all’età di 45 anni) e lavorò a Madrid per 18 anni. Lì si fece conoscere come confessore e guida spirituale di molte persone; e soprattutto fu il grande apostolo sociale di Madrid, con le sue visite alle varie periferie della grande città... dove diede libero sfogo alla sua grande passione: la vicinanza ai più poveri tra i poveri. In uno dei quartieri dove la Compagnia di Gesù è ancora presente, La Ventilla, con una scuola, due parrocchie e due fondazioni che lavorano con i migranti e le famiglie più bisognose del quartiere, egli è stato il primo gesuita ad andarci?

L’eredità del lavoro sociale iniziato dal padre Rubio è ora tutto il lavoro o l’apostolato sociale che la Compagnia di Gesù ha fatto dagli anni ‘40 del secolo scorso fino ad oggi. Il padre Rubio è stato canonizzato nel 2003 da Giovanni Paolo II e la sua tomba, visitata da molti pellegrini, è qui nella chiesa di San Francesco Borgia, nel cuore di Madrid, dove il nostro centro è ospitato insieme a diverse altre opere sociali e pastorali della Compagnia di Gesù.

Condividi questo articolo:
Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
Communications Office
L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni pubbliche.

Notizie correlate