Gesuiti in Algeria: portatori di speranza

Nota della redazione: Ad aprile del 2026, Papa Leone XIV ha compiuto la prima visita di un pontefice in Algeria. Due settimane più tardi, padre Arturo Sosa, SJ, Superiore Generale della Compagnia di Gesù, si è recato in Algeria per visitare la piccola comunità gesuita del Paese per la prima volta dalla sua elezione nel 2016. Terra di sant’Agostino, vescovo di Ippona, l’Algeria appartiene a una regione che fu un tempo un grande centro del cristianesimo latino. Oggi è un Paese a maggioranza musulmana di circa 47 milioni di abitanti, in cui vivono circa 9.000 cattolici. Padre Ricardo Jiménez Sánchez, SJ, Superiore della comunità gesuita di Algeri, racconta che cosa hanno significato queste giornate per i gesuiti e per gli amici e i collaboratori, in maggioranza musulmani, con i quali vivono e lavorano.

Di Ricardo Jiménez Sánchez, SJ

Questa è la terra di sant’Agostino e, ai nostri giorni, una terra segnata dalla testimonianza dei martiri d’Algeria. Accogliere qui, nell’arco di una quindicina di giorni, prima Papa Leone XIV a metà aprile, poi il Superiore Generale della Compagnia di Gesù due settimane più tardi, è stato per noi come ricevere una doppia grazia: fonte di gioia, di consolazione e di conferma della nostra missione. Da parte mia, conservo nella memoria la profondità e l’intensità degli incontri e dei momenti vissuti nelle nostre diverse riunioni.

Nell’accogliere padre Sosa e padre Victor Assouad, SJ, Assistente Regionale del Padre Generale per l’Europa Occidentale e il Prossimo Oriente, volevamo favorire l’incontro con i nostri collaboratori più stretti, i volontari, gli amici, i membri della Chiesa locale e i due vescovi delle due diocesi in cui siamo presenti.

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L’incontro con le persone

In Algeria, i legami fra le persone e i rapporti umani sono molto importanti. Oltre a far comprendere il ruolo del Padre Generale e della Compagnia di Gesù in un Paese a maggioranza musulmana, abbiamo privilegiato il tempo dell’incontro e dello scambio, in cui abbiamo potuto ascoltarci e arricchirci delle esperienze vissute e condivise gli uni gli altri.

Inoltre, pur essendo solo nove in un Paese di oltre due milioni di chilometri quadrati, ciascuno dei gesuiti ha avuto un momento di incontro personale con lui: per parlargli di un tema preciso, mostrargli un aspetto della città e dei suoi abitanti, o presentargli una persona in particolare. Tutti i confratelli si sono impegnati in ogni più piccolo preparativo: cucinare un pasto, curare l’accoglienza, prendersi il tempo di una spiegazione, preparare una presentazione. Volevamo presentarci come un corpo apostolico, piccolo certo, come una Minima Compagnia.

Condividere una stessa missione

Nel corso di questi incontri abbiamo potuto rendere ragione della nostra missione gesuita in Algeria. Ad Algeri e a Costantina lavoriamo in stretta collaborazione con musulmani e con religiosi e religiose di diverse culture e congregazioni. Con loro abbiamo potuto dialogare in un clima di conversazione spirituale nei nostri incontri al Centre Culturel Universitaire, nel centro di Algeri, al Centro Nibras e alla Bibliothèque Dilou, a Costantina: un centro culturale, un centro di formazione e una biblioteca che è al contempo spazio di studio e di incontro. Queste istituzioni hanno dimensioni diverse, ma ciascuna mostra come portiamo avanti la missione della Compagnia di Gesù, soprattutto con le Preferenze Apostoliche Universali, in un Paese in cui il cristianesimo è minoritario.

I nostri collaboratori, in maggioranza musulmani, condividono con noi il cuore della nostra missione e le danno un senso umanista, centrato su valori comuni. Ogni anno, intorno al 1º maggio, organizziamo ad Algeri un incontro con gli amici e i collaboratori dei gesuiti, alla Casa di Ben Smen, un centro spirituale gesuita. Questa volta, è stato padre Assouad a riprendere le nostre quattro Preferenze Apostoliche davanti a un pubblico per l’80% musulmano; tutti si sono mostrati pienamente in sintonia con quanto è stato detto, e abbiamo proseguito con un interscambio profondo, portatore di speranza.

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Una visita che spalanca la porta della speranza

Papa Leone XIV, durante la sua visita in Algeria, è stato accolto a braccia aperte dalle autorità locali, dagli algerini musulmani, dai cristiani originari del Paese e da tutti noi, credenti in Gesù Cristo. Due settimane più tardi, padre Sosa ci ha portato una dose ulteriore di speranza e di gioia. Per noi, c’è una risonanza particolare fra queste due visite.

Nel nostro incontro del 1º maggio abbiamo letto, meditato e condiviso il messaggio che il Santo Padre ha pronunciato il 13 aprile scorso al Monumento dei Martiri dell’Indipendenza algerina, il Maqam Echahid, che onora coloro che sono morti durante la guerra d’indipendenza dell’Algeria. In quel messaggio, il Papa ha richiamato la necessità di costruire la pace tessendo ponti fra le persone e fra i popoli, per andare oltre la storia e oltre tutto ciò che può impedirci di camminare. Ci ha esortati a cercare la riconciliazione e il perdono. Quel messaggio ci ricorda una delle missioni a noi affidate attualmente, confermata dal Papa e dalla terza Riunione dei Superiori Maggiori della Compagnia di Gesù, tenuta alla Curia della Compagnia a Roma a ottobre del 2025: riconciliazione e giustizia.

La speranza che ci hanno portato i nostri due visitatori ci incoraggia a proseguire nel dialogo e nella fraternità che viviamo ogni giorno con questo “popolo forte e giovane”, come lo ha chiamato il Papa, nel cui cuore “l’amicizia, la fiducia, la solidarietà non sono semplicemente parole, ma valori che contano e danno calore e solidità al vivere insieme”.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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