La giustizia ecologica è parte integrante della giustizia sociale?

Di Xavier Jeyaraj, SJ | Ex Segretario del SJES (2017-2023) – Curia Generalizia
[Da “Gesuiti 2024 - La Compagnia di Gesù nel mondo”]

Com’è nato e maturato l’impegno della Compagnia di Gesù per l’ecologia e l’ambiente negli ultimi 50 anni.

Lunedì 3 dicembre 1984 resterà per sempre una data catastrofica per l’India. Quel giorno la fuga di gas di Bhopal, il peggior disastro industriale del mondo, uccise circa 20.000 persone povere, la maggior parte delle quali viveva nelle baraccopoli. Mezzo milione di sopravvissuti ha sofferto e continua a soffrire ancora oggi di problemi respiratori, irritazione agli occhi o cecità, e di altri disturbi derivanti dall’esposizione al gas tossico. Tra battaglie legali in India e negli Stati Uniti e proteste da parte delle vittime e degli attivisti ambientali, la “giustizia” rimane un evanescente miraggio e un sogno irraggiungibile per milioni di persone.

Ricordo ancora lo shock nel vedere quelle orribili immagini di corpi morti per le strade. Una domanda continua a tormentarmi da allora: perché sono sempre i poveri le vittime di questi disastri “causati dall’uomo”? Questi disastri sono realmente naturali?

La giustizia ecologica può essere vista da due angolazioni. Una è quella dell’autentica preoccupazione per la biodiversità, per la natura in pericolo con tutte le sue specie, in cui l’equilibrio e la bellezza dell’ambiente sono andati persi. Allora, proteggere, conservare e ripristinare l’ecosistema è l’obiettivo principale. L’altra consiste nel vedere l’interconnessione tra la natura e l’uomo, soprattutto nei luoghi in cui le comunità indigene o rurali devono affrontare le conseguenze del degrado della natura e dell’ambiente e dei progetti su larga scala, come le miniere e le dighe idroelettriche.

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Negli ultimi quarant’anni siamo diventati più consapevoli di come le decisioni e le azioni umane abbiano danneggiato la nostra interconnessione con la natura. Il grido della terra e il grido dei poveri, in particolare delle comunità indigene vulnerabili, stanno diventando forti e chiari. Come dice Papa Francesco, “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”. (Laudato si’, 139)

L’evoluzione della giustizia ecologica nella Compagnia di Gesù

In seguito alla pubblicazione del Rapporto sui Limiti dello Sviluppo nel 1972 e al Vertice della Terra di Rio del 1992, al quale parteciparono sei gesuiti che lavoravano in campo ambientale, emerse una crescente consapevolezza da parte delle Province gesuite della relazione tra la promozione della giustizia e le sfide del degrado ambientale. La sensazione generale era che l’opzione per i poveri e la cura per la nostra casa comune fossero inseparabili per il fatto che il degrado ecologico colpiva drasticamente le persone più povere in misura maggiore rispetto a tutti gli altri.

Nel 1995, in occasione della 34ª Congregazione Generale (CG), la Compagnia di Gesù ha riconosciuto ufficialmente per la prima volta i crescenti problemi ecologici e ambientali del mondo e il loro impatto sulle persone povere e vulnerabili e sulla natura. La sensibilità verso questa problematica è maturata nei gesuiti che già vedevano e sperimentavano i suoi effetti in alcuni dei loro Paesi di missione. Per questo motivo, la CG ha chiesto al P. Generale di avviare uno studio e di orientare l’intera Compagnia di Gesù verso una futura missione per l’ecologia. Il Segretariato per la Giustizia Sociale (SJS) fu incaricato di condurre lo studio di cui pubblicò i risultati in Noi viviamo in un mondo frantumato: riflessioni sull’ecologia nel 1999.

Successivamente, nel 2008, riflettendo ulteriormente sulle sfide ecologiche da affrontare, la 35ª Congregazione Generale ha invitato ogni gesuita a stabilire il giusto rapporto con Dio, con gli altri e con il creato. Ha invitato tutti a riconciliarsi con la creazione e a “superare i dubbi e l’indifferenza per assumersi la responsabilità della nostra casa, la terra”. Per fare questo in modo organizzato e collaborativo, la CG ha invitato i gesuiti a “costruire ponti tra ricchi e poveri, istituire legami di mutuo sostegno”.

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Il Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia

In seguito alla CG35 e avendo ormai riconosciuto che la giustizia sociale è possibile solo insieme alla giustizia ecologica, il P. Generale nel 2010 ha affidato al Segretariato la responsabilità di coordinare la giustizia sociale e ambientale, ribattezzandolo Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia (SJES). Con questo mandato è stato formato un gruppo di lavoro col compito di discernere, pianificare e preparare collettivamente un piano d’azione per la giustizia ecologica a tutti i livelli. Il risultato del lavoro di questo gruppo è nel documento Ricomporre un mondo frantumato del 2011, antesignano gesuita della Laudato si’ di Papa Francesco. Il Segretariato ha continuato a rispondere all’invito a fare rete istituendo nel 2008 le quattro reti GIAN: “Global Ignatian Advocacy Network” (Reti Globali di Advocacy Ignaziana), tra cui Ecojesuit.

Dopo un anno di discernimento all’interno della Compagnia di Gesù: nelle comunità, nelle Province, nelle Conferenze e nella Compagnia universale; a febbraio del 2019, il P. Generale ha promulgato, dopo l’approvazione da parte di Papa Francesco, le quattro Preferenze Apostoliche Universali (PAU). Per la Compagnia di Gesù, collaborare alla cura della nostra casa comune insieme alla Chiesa e all’intera società umana può essere una porta d’ingresso per realizzare concretamente la missione delle PAU per la promozione della riconciliazione e della giustizia nei prossimi dieci anni o più.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni con i media.

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