Acción Cultural Loyola (ACLO): 59 anni dedicati alla promozione del vivere bene

La Fondazione Acción Cultural Loyola (ACLO) è una rete di emittenti radiofoniche del sud-est e del centro-sud della Bolivia fondata dalla Compagnia di Gesù. L’ACLO ha usato il potere della radio per sostenere e istruire le comunità rurali. Attraverso i mezzi di comunicazione comunitari, si dedica alla difesa, all’alfabetizzazione e alla sensibilizzazione civica, e promuove la democrazia partecipativa nelle comunità locali.

Parlare dell’ACLO significa parlare di un percorso intessuto di speranza e impegno. Non si tratta solo di un’istituzione, né solo di un’opera sociale. L’ACLO è, prima di tutto, un cuore collettivo che batte da decenni insieme ai popoli del sud della Bolivia, portando la luce nei luoghi in cui sembrava regnare l’oscurità, seminando parole dove era stato imposto il silenzio e coltivando sogni dove molti vedevano solo rassegnazione.

Fin dai suoi primi passi, l’ACLO ha capito che la vera trasformazione nasce dalla voce dei popoli. Per questo ha scelto una via umile, ma immensa: quella di accompagnare, ascoltare e far risuonare le voci ridotte al silenzio. L’alfabetizzazione non era solo una strategia educativa, ma un atto di dignità. Insegnare a leggere e scrivere significava aprire porte, togliere bende dagli occhi e offrire ali alle popolazioni indigene contadine. Ogni lettera imparata era un seme di libertà, ogni parola scritta era una vittoria contro l’oblio.

Ma l’ACLO non è rimasta nelle aule o nei libri condivisi. Ha capito che la voce doveva viaggiare più lontano, superare montagne e attraversare fiumi. Così è nata la radio, come strumento di liberazione. Attraverso le sue onde, l’eco dei popoli è diventato notizia, poesia. La rete radiofonica ACLO non trasmetteva solo suoni: trasmetteva vita, giustizia, tenerezza e coraggio. Lì, nel mormorio di un transistor, i contadini e gli indigeni hanno scoperto di non essere soli, che c’era una comunità unita dallo stesso desiderio di vivere bene.

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Decennio dopo decennio, l’impegno è diventato più profondo. Quando la situazione politica è diventata difficile e la dittatura ha cercato di zittire le voci, l’ACLO è rimasta salda, rispondendo con l’organizzazione comunitaria e la formazione di leader. Quando il nuovo millennio ha richiesto un rinnovamento dei percorsi, l’ACLO ha saputo reinventarsi senza perdere la sua essenza: sempre con la gente, sempre alla radice, sempre con lo sguardo rivolto alla dignità dei popoli.

La sua missione non si è limitata a dare voce, ma anche a offrire strumenti. Formazione sul campo, organizzazione di cooperative, formazione di comunicatori popolari, sostegno alle comunità indigene, difesa dell’ambiente; tutto faceva parte dello stesso tessuto: rafforzare l’identità e i diritti di coloro che sono sempre stati emarginati. Perché l’ACLO ha capito che il vero sviluppo non si misura in cifre o statistiche, ma nel sorriso di un bambino che studia, nella contadina che alza la voce, nella comunità che difende la sua acqua e la sua terra come beni sacri.

Il libro della storia dell’ACLO non è scritto con l’inchiostro sulla carta, ma nell’anima della gente. È nelle mani dei contadini e degli indigeni che hanno imparato a scrivere il proprio nome con orgoglio. È nei microfoni delle radio comunitarie che hanno resistito ad attentati e minacce, ma non hanno mai smesso di trasmettere. È in ogni laboratorio di formazione in cui i giovani hanno scoperto che anche loro potevano essere protagonisti del cambiamento. È in ogni comunità che ha compreso che prendersi cura della Casa Comune non è un’opzione, ma una responsabilità condivisa.

La Casa Comune, quel concetto così profondo che l’ACLO ha abbracciato con forza. Perché parlare di vivere bene non significa solo parlare di avere il pane sulla tavola, ma di vivere in armonia con la terra, l’acqua, l’aria e tutti gli esseri che ci accompagnano in questo viaggio. L’ACLO ha insegnato che difendere la natura significa difendere la vita stessa, e che non c’è giustizia sociale senza giustizia ambientale. In questa prospettiva, il suo lavoro si è trasformato anche nell’essere custode del creato, seminatrice di futuro, protettrice della speranza.

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Sono più di cinque decenni che la parola “accompagnare” si è trasformata in azione concreta. E guardando al futuro, l’impegno rimane intatto. Perché le sfide non sono scomparse: la disuguaglianza persiste, i popoli indigeni continuano a esigere rispetto, l’ambiente chiede aiuto e la dignità è ancora un debito in sospeso. Ma la storia dell’ACLO insegna che non c’è ombra che non possa essere vinta dalla luce della speranza.

Per questo riflettere sull’ACLO non significa solo fare memoria. Significa anche rinnovare un impegno. Significa ascoltare la voce di coloro che prima erano stati messi a tacere e oggi gridano con forza: “Siamo qui, siamo ancora in piedi, continuiamo a sognare il Buen Vivir, il vivere bene”. È capire che la speranza è una necessità vitale e che istituzioni come l’ACLO sono fari che illuminano il cammino collettivo verso un futuro in cui la giustizia e la vita piena siano per tutti.

L’ACLO non è passato: è presente che pulsa e futuro che si sogna. È memoria che abbraccia e speranza che fiorisce. È la certezza che, finché esisteranno comunità che credono nella forza della loro parola, ci saranno sempre motivi per continuare a seminare speranza.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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