La fede all’ombra della guerra
Un gruppo ecumenico di cristiani a Gerusalemme, tra cui il patriarca latino emerito di Gerusalemme Michel Sabbah, altri vescovi, membri del clero e laici, che da tempo operano per la giustizia, l’uguaglianza e la pace, si è espresso riguardo alla guerra, all’occupazione e allo sfollamento della popolazione in corso. In una dichiarazione, questo gruppo invita il mondo a vedere la sofferenza e la testimonianza di coloro che scelgono di restare, anche se le bombe cadono e le famiglie vengono cacciate con la violenza dalle loro case.
Il loro messaggio denuncia la devastazione a Gaza e in Cisgiordania, descrivendo in dettaglio la distruzione sistematica di case, istituti scolastici e ospedali, che ha portato alla demolizione di interi quartieri, alla distruzione di proprietà private e alla detenzione amministrativa di migliaia di prigionieri senza alcuna tutela legale. Tuttavia, il gruppo insiste sul fatto che la vita di ogni persona, che sia palestinese o israeliana, è sacra e dev’essere protetta.
Un aspetto fondamentale della dichiarazione è la considerazione di andarsene o rimanere in Palestina-Israele. Pur non criticando coloro che se ne vanno, a coloro che rimangono viene ricordato che non si tratta di un atto di rassegnazione, ma di un atto di fede. Restare in questa terra significa resistere alla disperazione e testimoniare la presenza di Cristo tra le persone ferite, in lutto e sfollate. Restare significa amare la terra come un dono, non come una proprietà, e vivere il Vangelo guarendo, insegnando e costruendo.
Rivolgendosi al proprio popolo, ai propri pastori e alla più ampia comunità cristiana, la dichiarazione offre incoraggiamento e solidarietà alle persone che lottano contro l’incertezza e le paure della situazione attuale. Il gruppo ecumenico chiede ai pastori una maggiore vicinanza alle lotte quotidiane del proprio gregge, ed estende un invito a tutti i membri della Chiesa a camminare insieme nella fede e nell’azione.
Clicca qui per leggere l’intera dichiarazione.
[Foto di Emad El Byed su Unsplash]







