Un anno di accompagnamento alla ricostruzione a Valencia

A un anno dalle piogge torrenziali che hanno devastato la Comunità Valenciana il 29 ottobre 2024, la Compagnia di Gesù mantiene attiva una rete di accompagnamento, nata nell’emergenza, e che ancora oggi continua a sostenere i processi di ricostruzione sociale, educativa e spirituale. La risposta è stata coordinata dal Centro Arrupe, dalle Escuelas San José, da Entreculturas e dal Servicio Jesuita a Migrantes (SJM) di Valencia, con il sostegno del Settore Sociale (Jesuitas Social), Educsi e Alboan, e si è estesa a 17 comuni, dando priorità alle persone e alle zone più vulnerabili.

Il gesuita Abel Toraño, delegato della Piattaforma Apostolica Mediterranea, riassume con franchezza i primi giorni: “Dobbiamo ammetterlo: all’inizio non sapevamo cosa fare, ma sapevamo due cose: dovevamo mostrare la massima vicinanza possibile a tante persone che stavano soffrendo e dovevamo unire gli sforzi per far arrivare la nostra solidarietà: tutti insieme.” Questa intuizione si è trasformata in un ampio movimento di aiuto che ha coinvolto opere, comunità e cittadini. “Ci siamo messi in moto. Non è stato facile, ma è stato possibile”, ricorda.

Nella fase iniziale sono stati soddisfatti i bisogni primari e sono state messe a disposizione risorse riguardanti l’accoglienza: 29 famiglie con abitazioni danneggiate sono state accolte o ricollocate; 690 persone hanno avuto accesso ad aiuti alimentari e 520 hanno ricevuto kit di vestiti e prodotti per l’igiene. Cinque veicoli sono stati messi a disposizione di famiglie in situazioni di emergenza e sono state distribuite 10 pompe di drenaggio per evacuare l’acqua in comuni come Paiporta e Catarroja. Inoltre, è stata facilitata la pulizia e la riapertura parziale della Casa di Esercizi Spirituali “La Purísima” (Alaquàs), che ha offerto rifugio a 206 sfollati, ed è stata completamente ristrutturata la sede della Cáritas Parroquial di Paiporta per riprendere l’assistenza a circa 1.000 famiglie.

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Parallelamente, gli spazi delle Escuelas San José e del Centro Arrupe sono stati trasformati in centri logistici di raccolta di generi alimentari e in aule provvisorie per gli studenti colpiti, mentre venivano organizzate veglie e incontri di preghiera per “fare una pausa e ravvivare il nostro desiderio di speranza”. La casa di esercizi ha accolto gruppi di volontari provenienti da tutta la Spagna; a Paiporta è stata promossa la ricostruzione dei locali della Caritas e un campo di lavoro giovanile a Natale. Il SJM ha attivato una campagna di ospitalità per i migranti colpiti e Entreculturas ha organizzato giornate di formazione e reti di sostegno di quartiere.

Istruzione, cittadinanza e cura psico-emotiva

La comunità educativa ha avuto un ruolo decisivo: è stato distribuito materiale a più di 70 centri; 300 studenti della scuola Vedat di Torrent sono stati accolti per 10 giorni; ed è stato avviato il programma “Espai Xarxa: La solidaritat ens dona un respir”, con 530 giovani e insegnanti, per l’espressione emotiva e la ricostruzione collettiva. A ciò si sono aggiunti l’“Espai Xarxa Itinerante”, una conferenza di José María Rodríguez Olaizola, SJ, un campo di lavoro natalizio con 40 giovani, tre gare di solidarietà con quasi 500 partecipanti e azioni di sensibilizzazione (Agenda 2030, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, cambiamento climatico) che hanno raggiunto 5.000 persone.

Il SJM Valencia ha offerto accoglienza temporanea nel Hogar Jesús-María a 35 migranti sfollati; ha fornito consulenza legale a circa 75 persone e sostegno psicologico a 18 donne e 6 minori; ha riattivato percorsi di inserimento socio-lavorativo e ha organizzato sessioni informative in quartieri come Alfafar, Paiporta e Benetússer (200 persone) per facilitare l’accesso ai diritti e alle risorse di base.

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Una comunità che rimane

Il lavoro congiunto delle opere gesuite e del tessuto sociale di Paiporta ha dato vita a una rete comunitaria che oggi accompagna più di 200 famiglie dando loro cibo, sostegno amministrativo, gruppi di ascolto e mobilità, tra gli altri servizi. In totale, le azioni di risposta hanno aiutato direttamente 3.434 persone e ne hanno coinvolto altre 7.661 in attività di sensibilizzazione, volontariato e accompagnamento spirituale.

La ricostruzione, sottolinea padre Toraño, sarà lunga: “È passato un anno, ma le tracce lasciate dall’alluvione sono ancora visibili. Si stima che ci vorranno altri due o tre anni.” In questo percorso, la speranza è motore e metodo: “È orizzonte ed è impegno... è, allo stesso tempo, perseveranza nel lavoro.” Da qui la sua immagine più ricordata: “la speranza che ci tira fuori dal fango è la stessa speranza che ci porta nel fango.”

Perché la ricostruzione, come ricorda il bilancio del primo anno, “non finisce quando si alzano i muri, ma quando le persone ritrovano la loro fiducia, il loro posto e la loro voce”. Il fango si è asciugato, ma la solidarietà rimane.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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