Il terreno politico, uno spazio per i cattolici – L’eredità del Padre Sorge

Subito dopo la sua morte, abbiamo pubblicato su questo sito una sintesi della vita e dell’opera dell’influente gesuita italiano, il padre Bartolomeo Sorge. In questo momento, in cui l’importanza della formazione politica dei cittadini sembra così essenziale di fronte alle ideologie populiste, il pensiero del padre Sorge è tanto più attuale. Tra i vari incarichi che ha ricoperto, è stato direttore de La Civiltà Cattolica per una dozzina d’anni. Come supplemento, abbiamo chiesto all’attuale direttore, Antonio Spadaro, di illuminarci sul suo confratello, una figura importante della Compagnia di Gesù in Italia, che ha saputo coniugare l’apostolato intellettuale con l’apostolato sociale. Ecco alcuni estratti della sua testimonianza.

Di Antonio Spadaro, SJ

Per Bartolomeo Sorge Roma, Palermo e Milano sono state le basi solide di una esuberante attività pubblicistica vissuta con passione a servizio della piena maturazione della coscienza democratica dei cittadini; e ha ribadito l’importanza dell’impegno dei cattolici in politica, collaborando con partner di diverso orientamento culturale e ricercando il maggior bene concretamente possibile. Per padre Sorge il problema più urgente è stato quello di ridare un’anima alla politica, aiutando la democrazia a ritrovare la sua fondazione etica. Per questo ha cercato sempre di contrastare la tentazione di rifugiarsi nello spiritualismo intimistico e disincarnato, che porta la Chiesa all’autoreferenzialità, a ripiegarsi su sé stessa, a preoccuparsi soprattutto dei suoi problemi interni, a chiudersi tra le mura del tempio, ossessionata dall’osservanza delle norme canoniche.

Questo è il cuore dell’ispirazione di padre Sorge: Dio è presente e all’opera nel mondo: non lo ha abbandonato, ma chiede di essere riconosciuto lì dove si fa trovare. In questo senso Sorge è stato radicalmente gesuita, contemplativo della storia, capace di discernere l’azione. Ed è stato anche un fedele interprete del Concilio Vaticano II e all’ispirazione della Gaudium et Spes circa il rapporto maturo da realizzare tra Chiesa e mondo. Per questo amava la mediazione culturale e non il presenzialismo, seguire processi più che occupare spazi. Ricordiamo pure che p. Sorge partecipò nel 1974 alla 32ª Congregazione Generale della Compagnia insieme a p. Carlo Maria Martini e p. Jorge Mario Bergoglio. Non si fa fatica a riconoscere, pur tra tutte le differenze di personalità, un filo rosso che accomuna queste tre grandi personalità.

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È stata convinzione di p. Sorge che dopo la fine delle ideologie del Novecento, tutte smentite dalla Storia, credenti e non credenti possono riconoscersi in un programma riformista di cose da fare, ispirato ai valori di un umanesimo trascendente, ma mediato in scelte laiche, condivisibili da tutti gli uomini di buona volontà. Il presupponendum ignaziano che vuole salvare più che possibile l’affermazione dell’altro era un elemento fondamentale del suo modo di dialogare con gli altri.

Ciò implica quello che padre Sorge chiamava “laicità positiva”, che consiste nell’incontrarci in ciò che ci unisce tra diversi, per crescere insieme verso un’unità sempre maggiore, nel pieno rispetto dell’identità di ciascuno.

Due cose nel mio ricordo hanno caratterizzato la lezione di padre Sorge, anche come suo successore nella direzione de La Civiltà Cattolica: da una parte, la lucidità di un pensiero che si è formato grazie allo studio, all’approfondimento e alla forza di un’esperienza, a suo modo unica, che egli ha vissuto e di cui è testimone. Il suo era un ministero colto, frutto dello studio e aveva tra gli obiettivi la formazione di «moltiplicatori». D’altra parte, la «profezia» e la parresia, l’ispirazione spirituale, nonché l’onestà, per dire che non sempre oggi abbiamo tutte le risposte certe che vorremmo avere, e che quindi l’impegno reale e concreto con la storia - errori possibili inclusi - è fondamentale per capire e agire bene nel prossimo futuro.

Padre Sorge era anche uomo spirituale che tra le sue attività abituali poneva sempre la predicazione, il ministero degli Esercizi spirituali, i colloqui personali, l’incontro con comunità di religiose che ha seguito. In questi ministeri faceva rifluire in maniera discreta la sua esperienza e il suo modo di incontrare Dio. E la sua spiritualità personale era semplice, se vogliamo anche «tradizionale», capace di valorizzare la pietà popolare. Anche in questo senso padre Bartolomeo Sorge è stato un gesuita che ha saputo incarnare una ampia disponibilità apostolica, sempre alla ricerca di Dio in tutte le cose.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni pubbliche.

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