Hospitalaris: accogliere ed essere accolti, un’apertura al futuro

L'accoglienza è una delle esperienze più profonde e trasformatrici che abbiamo vissuto come famiglia.

Marta Baylina Melé

Questa è tutta la bellezza del progetto Hospitalaris dell’opera Migra Studium dei gesuiti di Barcellona, Spagna, riassunta in un’unica frase. Così Marta Baylina descrive la ricchezza di condividere la vita in famiglia con un rifugiato e, allo stesso tempo, incoraggia altre famiglie a partecipare al progetto.

In un precedente articolo, abbiamo presentato il contesto in cui il team di Migra Studium sta affrontando le varie dimensioni della questione dei migranti e dei rifugiati nella capitale catalana. Ispirato dall’impegno con gli schiavi neri del gesuita Pietro Claver (1580, Verdú, Catalogna - 1654, Cartagena, Colombia), l’apostolato dei rifugiati manifesta l’attenzione evangelica a persone che hanno attraversato grandi prove e che spesso ancora affrontano l’emarginazione e il rifiuto.

Negli uffici di Migra Studium abbiamo incontrato Pilar Pavia Sala, una suora del Sacro Cuore e coordinatrice della rete di ospitalità dell’organizzazione, Aattaa Allah Marjani, un giovane marocchino ospitato dalla rete Hospitalaris, e Marta Baylina Melé, insegnante e madre di famiglia, e per di più di una famiglia ospitante. Sentiamo innanzitutto la sua testimonianza.

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Marta Baylina Melé

Attualmente, la nostra famiglia sta vivendo una seconda esperienza di ospitalità. Nell’autunno 2018, ha vissuto con noi Beshr, della Siria. Da aprile di quest’anno, è Mamadou del Senegal a far parte della nostra famiglia. È successo “provvidenzialmente”. Come insegnante, avevo un po’ di tempo a disposizione ad agosto e mi sono offerta volontaria per accompagnare un rifugiato siriano nell’apprendimento della lingua. Pensavo che sarei stata io ad aiutarlo, ma è stato lui a darmi molto di più. Ho appreso quello che aveva sofferto, il suo lungo viaggio, i traumi che lo tormentavano. E sono stata introdotta al progetto Hospitalaris...


Avevo paura di proporlo a mio marito e ai miei tre figli, Carmen, Jordi e Matt, dai 10 ai 14 anni. Ebbene! Per i bambini non c’era alcun problema, eravamo noi adulti a essere riluttanti. Beshr è venuto a vivere con noi. Aveva 19 anni e ha fatto facilmente amicizia con i nostri figli. Dopo di che, sono stati i bambini stessi a dire: “Lo rifacciamo! Chi può venire da noi?”. E attualmente stiamo accogliendo Mamadou. Gli piace il calcio, e questo lo ha avvicinato immediatamente a Jordi. I nostri figli hanno così preso coscienza con naturalezza della situazione dei migranti e dei rifugiati e, senza tanto clamore, hanno l’opportunità di condividere questa bella esperienza con i loro amici. Sono anche consapevoli del fatto che la vita è facile per loro, mentre è molto più difficile per altri ragazzi della loro età.


Noi accompagniamo, semplicemente con l’amicizia e nella vita quotidiana, questi ragazzi che devono superare molte barriere amministrative. Il loro obiettivo è studiare e costruirsi il loro futuro. Le regole sull’immigrazione spesso complicano le cose. In questo contesto, Migra Studium offre un quadro e un accompagnamento, una base di fiducia per avanzare verso un futuro di speranza.


La famiglia O’Dea-Baylina fa ogni sorta di attività con coloro che accoglie, compresa una visita alla Basilica di Santa María del Mar.

Marta Baylina Melé
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Aattaa Allah Marjani

Sono marocchino. Vivevo in un angolo del Paese dove non vedevo un futuro. Dall’età di 12 anni, mi dicevo che se avessi voluto avere un futuro, sarei dovuto uscire da questo vicolo cieco. A 17 anni, sono riuscito ad ottenere un visto turistico per l’Europa insieme a mio padre. Lui è ritornato in famiglia dopo 15 giorni, mentre io sono rimasto per guardare avanti.


Chiaramente, non è stato facile. Senza famiglia, senza amici veri, senza conoscere la lingua... Ho vissuto in un edificio occupato e anche per strada. È stato il calcio ad aprirmi delle porte. Sono riuscito a entrare in una squadra e la coordinatrice ha capito che vivevo per strada. Così mi ha messo in contatto con Migra Studium, con Pau e Pilar, e sono stato accettato in una famiglia. I giovani, della mia età, sono diventati come fratelli per me. Dopo quest’esperienza, avendo maggiore autonomia, mi trovo ora in una casa famiglia di Migra Studium, il Casal Arrupe. Siamo in sei, di Paesi diversi e stiamo imparando a vivere insieme. Ora ho degli amici di qui, ma anche della Guinea, del Gambia... e ci sentiamo tutti uguali.


Sono musulmano, vengo da una famiglia musulmana; il mio nome, Aattaa Allah, significa ‘dono di Dio’. Ma penso che possiamo vivere con persone di altre religioni. È tutta una questione di rispetto. Siamo tutti umani e questo esige il rispetto reciproco, indipendentemente dalla religione di appartenenza.


Da quando sto con Migra Studium, sono cambiato molto, ho imparato molto. Qui posso progredire nello sport; ora gioco in una squadra di pallavolo!

Aattaa Allah Marjani
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Pilar Pavia Sala

Animatrice del progetto Hospitalaris, Pilar Avia ha molto da dire sui migranti in situazioni difficili a Barcellona e, più ampiamente, in Spagna. Difatti la demografia varia rapidamente. Nel 2000, il 4% della popolazione spagnola era di origine straniera; nel 2019, la percentuale ammontava a più del 15% e si stima che 700.000 persone siano in una situazione irregolare. Mentre la Spagna, con uno dei tassi di natalità più bassi, ha bisogno di immigrati, il percorso verso lo status legale è irto di difficoltà.

La mentalità è cambiata in meglio dal 2000? Difficile a dirsi perché ci sono così tante opinioni contrastanti e i movimenti di destra, anti-immigrazione, si fanno sentire. Gruppi come il nostro devono affrontare la mentalità di coloro che vedono gli immigrati come persone che ‘rubano il lavoro’. Difatti, per trovare degli appartamenti per le famiglie immigrate la nostra fondazione incontra maggiori difficoltà rispetto a due anni fa. Chiaramente, il contesto della pandemia non ha aiutato.


Ma il progetto Hospitalaris sta andando bene. Si è sviluppato nel tempo perché accogliamo le persone in modi diversi: abbiamo iniziato con l’accoglienza nelle famiglie, e poi è stato aperto il Casal Arrupe, che i gesuiti hanno messo a nostra disposizione soprattutto per i giovani che avevano vissuto in famiglia per quattro mesi, ma avevano ancora bisogno di sostegno: non potevamo lasciarli tornare in strada o nei rifugi. Sarebbe stato un enorme passo indietro. Il processo di regolarizzazione dello status nel Paese richiede spesso più di un anno. Quindi, gli ostelli con l’accompagnamento della nostra organizzazione e di un gruppo di volontari sono una buona soluzione.


La Compagnia di Gesù si sta impegnando molto nel progetto, a livello materiale naturalmente, ma anche offrendo elementi di spiritualità ignaziana alle persone coinvolte. Il gesuita Pau Vidal si occupa a tempo pieno di questo apostolato e altri gesuiti stanno collaborando. È lo spirito della Compagnia di Gesù che ci anima. Lo spirito di Pietro Claver, senza dubbio. Siamo andati a Verdú, il suo luogo di nascita. Ci siamo lasciati ispirare. Naturalmente la situazione è cambiata dai tempi degli schiavi, ma la questione dei diritti fondamentali - quei diritti che gli schiavi non avevano - è ancora attuale. Stiamo lavorando per far comprendere che non ci possono essere cittadini di categorie differenti, alcuni con tutti i diritti e altri con meno diritti o libertà.

Pilar Pavia Sala

Uno dei temi che Migra Studium si prende a cuore e che contribuisce al clima di accettazione e accoglienza nella società catalana è quello degli incontri interreligiosi. Una grande sala, nei locali di quest’organizzazione, è dedicata alla sensibilizzazione interreligiosa; in quanto accoglie sia gli immigrati che le famiglie ospitanti e vari gruppi che vogliono lavorare per un futuro di apertura e fratellanza.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
Communications Office
L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni pubbliche.

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