Tande’m non souple: Preghiera di Haiti in tempi difficili
Tande’m non souple è un lamento evocativo che mette in luce la sofferenza e la resilienza del popolo haitiano di fronte all’incuria e all’indifferenza globale. Il poeta mette a confronto il dolore del popolo con il fallimento morale dei leader che dovrebbero fare qualcosa per aiutare ma che appaiono indisturbati dalla situazione. Tuttavia, nonostante questa triste realtà, il poeta conclude con una nota di speranza, evidenziando lo spirito indomito degli haitiani che ancora osano sognare un domani più luminoso.
TANDE'M NON SOUPLE
Allo stridente grido di agonia di un popolo riproposto mille volte dai lamenti dei suoi figli inginocchiati
Ai vari segnali di angustia che vengono inviati da troppo tempo, giorno e notte
Nessun orecchio comprensivo disposto ad ascoltare
Nessuna intelligenza abbastanza acuta da cogliere l’intensità di un male che arriva fino alle viscere
Nessun cuore abbastanza tenero da compatire questo dolore ineffabile
Nessuna mano amica che ci soccorra, che sostenga il nostro sguardo verso la beatitudine infinita
Nessuna spalla vicina che sostenga il ferito tormentato, barcollante e moribondo
Nessun occhio vigile ed empatico che ci aiuti a piangere i nostri morti
Nessun muscolo solidale che aiuti a seppellire gli eterni sfortunati di questa macabra storia.
In bella vista di questo Occidente autoproclamatosi paladino dei diritti umani
Nei salotti delle persone perbene delle cosiddette società civilizzate
In questa pagina perduta del giornale che accompagna il caffè dei burocrati in giacca e cravatta
Sui social network, desocializzanti e defraternizzanti
Haiti non è più un prodotto esotico; non lo è già più
È stancante, è disgustoso, è ripugnante, è irritante, è molesto e sta diventando invisibile
Delle domande vengono certamente sollevate di tanto in tanto
Ma è solo per evitare di sentire risposte che renderanno amaro il caffè delle 3
Si vuole subito passare ad altro.
Alla villa di accoglienza, è disprezzo, iniquità, indolenza, ancora peggio, è sfacciataggine, spudoratezza
È il massimo della bruttezza, visibile sia sui volti che nei gesti e nelle posture
È una lotta per il potere che non è che una parodia, un gesticolare, un’illusione
È la corsa sfrenata al saccheggio di ciò che resta dei forzieri
Sono gli ultimi colpi di grazia sferrati alle speranze di un intero popolo
Sono alleanze contro natura a scapito degli interessi della valorosa e pacifica maggioranza
È un misto di cinismo, incompetenza e cecità
È il sordido accordo, lo spietato ‘griyen dan’ per mantenere uno ‘statu’ che non è più ‘quo’.
Sono i piccoli accordi tra persone astute per far passare il tempo, bevendo questo whisky importato, forse troppo squisito per palati ancora ribelli e troppo abituati al bakara.
Nel frattempo, un intero popolo, un popolo bellissimo, sta languendo e morendo
Di una morte violenta, brutale, infame, prematura e senza sepoltura
Un popolo che merita di meglio dei suoi leader e delle sue élite moralmente ripugnanti
Un popolo dimenticato, oltraggiato e tradito dai suoi figli, dai suoi amici e dai suoi vicini
Un popolo incompreso, mal percepito, malvisto e non amato
Un popolo stanco, esausto, allo stremo delle forze, le cui preghiere non sono altro che urla e lamenti
Un popolo sfigurato, crocifisso, fatto a pezzi, decapitato, massacrato, vigliaccamente fucilato e abbandonato
Ma un popolo che, in fondo alla sua fossa, osa rifiutare la morte come destino comune e destinazione fatale
Un popolo il cui Liberatore non ha ancora emesso il verdetto finale, nonostante le battute di cattivo gusto degli inquisitori di un tempo.
P. Jean Denis SAINT-FÉLIX, SJ
Domenica 17 novembre 2024







