Matteo Ricci: un’eredità di amicizia, di dialogo e di pace

Per una giornata intera la Pontificia Università Gregoriana di Roma ha ospitato una conferenza dal titolo “Matteo Ricci: un’eredità di amicizia, di dialogo e di pace”, in onore del celebre missionario gesuita Matteo Ricci (Macerata 1552 - Pechino 1610). Il gesuita italiano è riconosciuto come una delle figure principali nella storia delle missioni della Compagnia di Gesù. Essendo il primo gesuita a entrare in Cina, Ricci realizzò il sogno di San Francesco Saverio (1506-1552), un altro missionario gesuita che morì poco prima di riuscire a entrarci. Ricci raggiunse Pechino e gettò le basi per una presenza stabile della Chiesa nel “Regno di Mezzo”.

La sua profonda conoscenza della lingua e della cultura cinese, così come la sua sincera amicizia con gli eruditi confuciani del suo tempo, fecero di Ricci un punto di riferimento duraturo per l’inculturazione della proclamazione del Vangelo e per la costruzione di ponti tra la cultura cinese e quella europea e tra l’Occidente e l’Oriente.

Una conferenza su Matteo Ricci non poteva essere più opportuna. Recentemente, Papa Francesco ha dichiarato eroiche le virtù di Ricci, conferendogli così il titolo di “venerabile” e avviando il processo per la sua beatificazione. Sebbene questo missionario gesuita sia ben noto agli studiosi, la dichiarazione del Papa ha dato l’opportunità di conoscere meglio Ricci come persona e come credente nel dialogo con gli altri. Questo avviene in un momento in cui la Cina sta occupando sempre più una posizione di influenza culturale ed economica nel mondo, offrendo così un’altra opportunità per il dialogo e la comprensione reciproca tra le culture. Inoltre, la vitalità e le sfide della Chiesa cattolica in Cina, insieme alle relazioni tra la Santa Sede e il governo cinese, sottolineano l’importanza di concentrarsi sulle lezioni positive del passato.

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La conferenza è stato suddivisa in sessioni mattutine e pomeridiane, durante le quali i partecipanti hanno seguito due serie distinte di interventi. La mattinata è stata aperta dalle parole di benvenuto e di introduzione del padre Mark Lewis, SJ, Rettore della Pontificia Università Gregoriana, e del padre Federico Lombardi, SJ, che collabora con l’ufficio del Postulatore Generale della Compagnia di Gesù per la causa di beatificazione del Venerabile Matteo Ricci. Il p. Lewis, che ha messo in evidenza le lezioni sul dialogo che impariamo da Ricci, ha anche ricordato che il gesuita italiano ha studiato al Collegio Romano, nome originario dell’Università Gregoriana. Da parte sua, il p. Lombardi ha introdotto il tema della giornata, sottolineando l’apertura di Ricci al mondo intero e la sua disponibilità a cogliere le opportunità offerte dal suo nuovo contesto di missione. Il p. Lombardi ha continuato a moderare la sessione mattutina, alla quale sono intervenuti il Superiore Generale dei gesuiti Arturo Sosa, SJ, il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, e il Vescovo di Hong Kong, il Cardinale Stephen Chow.

Il p. Sosa ha ricordato ai presenti la convinzione dei gesuiti che “il mondo è la nostra casa”. Il punto di partenza missionario di Ricci, ha detto il Generale, era la sua fede in Dio e nella missione di Gesù Cristo. Egli ha parlato dell’impegno storico della Compagnia di Gesù nella missione cinese, iniziata da Ricci e che continua tuttora. Il “corpo apostolico” della Compagnia fa parte del mondo catturato così bene nella sua interezza dalla mappa disegnata da Ricci. In quel mondo, il tipo di amicizia di cui Ricci parlava nel suo primo libro cinese esprime efficacemente l’importanza dell’apprezzamento reciproco e del dialogo, che apre la strada all’incontro. Tale è stato l’incontro tra la scienza e la saggezza occidentale e orientale, reso possibile dalla fede e dall’apertura al mondo di Ricci, ha dichiarato il p. Sosa.

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Il Cardinale Parolin ha raccontato la storia dei pronunciamenti papali che confermano la rilevanza e l’importanza della figura di Ricci. San Giovanni Paolo II ha parlato ampiamente di Ricci e dell’inculturazione, grazie alla quale è diventato “un vero ponte tra due civiltà, quella europea e quella cinese”. Questo successo missionario fu il risultato di “una testimonianza di vita esemplare” e del radicamento del messaggio evangelico in un terreno nuovo e fecondo, seguendo l’azione dello Spirito Santo, ha detto il Cardinale. Ha poi proseguito dicendo che San Giovanni Paolo II era anch’egli convinto che l’esempio di Ricci nel dialogo con la Cina fosse duraturo, credibile e attuale. In quanto tale, costituisce un solido riferimento anche oggi nello sviluppo di un dialogo rispettoso, leale e costruttivo tra le autorità della Chiesa e quelle della Cina. Benedetto XVI ha poi sottolineato l’importanza dell’amicizia e del dialogo, due qualità che hanno plasmato Ricci e garantito il buon esito della sua missione. Infine, il Cardinale Parolin ha mostrato come Papa Francesco abbia spesso citato Matteo Ricci come esempio di inculturazione nel contesto della missione evangelizzatrice della Chiesa. “In un certo senso, Ricci incarna quella ‘cultura dell’incontro’ che Papa Francesco propone e persegue”, ha detto il Cardinale.

La sessione mattutina è stata conclusa dalla conferenza di apertura della giornata del Cardinale Chow. Cercando di offrire un contesto contemporaneo alle discussioni storiche della giornata, il Cardinale Chow ha fornito i punti salienti della Chiesa cattolica in Cina dal 1949 a oggi. Si è passati da un tentativo di epurazione del Paese dal controllo occidentale a una maggiore apertura ai capitali stranieri e alle competenze tecnologiche. Quest’apertura ha portato anche a un maggiore interesse da parte degli studiosi per il cristianesimo e le altre religioni, culminando infine nella conclusione che la religione potrebbe essere utile allo sviluppo della società cinese. Come tutte le altre istituzioni, anche la Chiesa cattolica in Cina sta attraversando un processo di sinizzazione. “In questo contesto,” ha detto il Cardinale Chow, “la Chiesa cattolica cinese si trova di fronte a una nuova realtà: una comunità autoctona sotto l’autorità civile con una crescente incorporazione di “elementi” cinesi per diventare infine parte della società cinese integrata.”

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La sessione pomeridiana della conferenza ha affrontato il tema di Matteo Ricci e della realtà cinese del suo tempo da una prospettiva accademica. In modo complementare alla sessione del mattino, i relatori hanno approfondito la riflessione su vari temi rilevanti per l’argomento della conferenza. Due studiosi si sono concentrati direttamente su Ricci e la sua missione. Il p. Sun Xuyi (Giovanni), del ‘Centro Studi Ricci’ di Macerata (Italia), ha presentato la persona e la missione di Ricci in Cina come un’unica realtà integrale che ha permesso di immaginare un mondo armonizzato. Il professor Anthony Clark, la cui presentazione è stata comunicata attraverso un messaggio audio preregistrato, è andato oltre l’eredità dell’inculturazione di Ricci per illustrare la metodologia del missionario come una realtà che ha effettivamente inaugurato una forma più ampia di “integrazione” sino-occidentale.

Altri tre studiosi si sono concentrati sugli aspetti più relazionali di Ricci e del suo contesto missionario in Cina, approfondendo così il tema dell’amicizia ed evidenziando il contributo di altre persone e circostanze al successo della missione gesuita in Cina.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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