Il Conclave ha inizio… la Chiesa attende un nuovo Papa

Il mondo volge lo sguardo con trepidazione verso il Vaticano, mentre la Chiesa cattolica è alle soglie di un momento storico: l’inizio del conclave che eleggerà il prossimo Sommo Pontefice. In questi giorni, da Roma ai territori missionari più remoti, dalle città frenetiche ai monasteri claustrali, ogni cattolico attende il Papa, che sarà eletto dai Cardinali elettori.

Sono 135 i Cardinali sotto gli 80 anni che hanno diritto di voto in questo conclave. Essi rappresentano 71 Paesi dei 5 continenti, a testimonianza del carattere universale della Chiesa. Sono 53 quelli provenienti dall’Europa, 37 dalle Americhe, 23 dall’Asia, 18 dall’Africa e 4 dall’Oceania. Di loro, 108 sono stati creati da Papa Francesco, 22 da Papa Benedetto XVI e 5 da Papa San Giovanni Paolo II. Del numero totale dei Cardinali aventi diritto al voto, due hanno confermato che non potranno partecipare per motivi di salute, portando il totale a 133.

Il conclave si svolge con estrema riservatezza e, per tutta la sua durata, i Cardinali elettori rimangono segregati all’interno della Città del Vaticano, e risiedono principalmente nella Domus Sanctae Marthae. La votazione si svolge nella Cappella Sistina, dove si susseguono diversi turni di scrutinio fino a quando un candidato ottiene la maggioranza dei due terzi dei voti. Dopo ogni votazione, le schede vengono bruciate. Il fumo nero indica che non è stata presa alcuna decisione, mentre il fumo bianco segnala che è stato eletto un nuovo Papa.

Il processo del conclave non è una semplice formalità o un evento politico. È piuttosto un sacro discernimento, guidato dalla preghiera, dalla tradizione e dalla convinzione che lo Spirito Santo sia all’opera nella sua azione silenziosa, ma decisiva. Il conclave porta con sé un carico di speranza, continuità, rinnovamento e governo ecclesiale per oltre un miliardo di cattolici in tutto il mondo.

2025-05-07_conclave_doors_copyright-Vatican-Media

Copyright Vatican Media.

Per la Compagnia di Gesù, questo senso di attesa è particolarmente intenso, poiché i gesuiti riflettono sul pontificato di uno dei nostri, Papa Francesco, il primo Papa gesuita. La sua elezione nel 2013 ha portato con sé un nuovo slancio, con un’enfasi sulla misericordia, la cura dei poveri e degli emarginati, la preoccupazione per la situazione dei migranti e dei rifugiati e la responsabilità condivisa per la cura della nostra casa comune. Papa Francesco ha anche reso la sinodalità un aspetto centrale della sua visione della Chiesa, e l’ha evidenziata come un percorso di discernimento comune, partecipazione e missione. Il Sinodo sulla Sinodalità, avviato negli ultimi anni del suo pontificato, è stato uno sforzo concreto per ridefinire il modo in cui vengono prese le decisioni e vengono ascoltate le voci all’interno della Chiesa.

I gesuiti, come desiderava Sant’Ignazio, non devono cercare il potere o una carica all’interno della Chiesa. Infatti, il p. Ignazio ha sottolineato con forza la necessità di evitare tali ambizioni, poiché possono distrarre dalla disponibilità e dal servizio che sono al centro della nostra vocazione. I gesuiti giurano persino di non ricercare cariche all’interno e all’esterno della Chiesa, nel momento in cui pronunciano gli Ultimi Voti per essere finalmente incorporati nel corpo apostolico della Compagnia di Gesù. Tuttavia, il papato di Papa Francesco ha suscitato un nuovo senso di responsabilità per la Compagnia universale e, come ha detto il Padre Generale Arturo Sosa durante una conferenza stampa organizzata all’indomani della morte di Papa Francesco, “non appena sarà eletto il nuovo Papa, noi [gesuiti] ci metteremo a sua disposizione, come abbiamo fatto per più di 450 anni”.

La Chiesa ora attende con il fiato sospeso, guardando il colore della fumata che salirà dal comignolo della Cappella Sistina, come vuole la tradizione secolare. Proprio come la Chiesa primitiva si riuniva e attendeva l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, noi attendiamo nuovamente la fumata bianca che annuncia un nuovo Papa. Quest’attesa è di per sé un atto di preghiera collettiva e di aspettativa, ma anche di attenzione alla provvidenza di Dio che opera attraverso l’azione umana.

Sebbene nessuno sappia chi sarà il prossimo Sommo Pontefice, ciò che è certo è che i cattolici sperano in un Pastore secondo il cuore di Cristo, che non guidi dall’alto, ma stando in mezzo alla gente. Il mondo guarda con trepidazione, in attesa dell’elezione di un nuovo successore di San Pietro che guidi la Chiesa cattolica nelle sfide dell’era moderna.

Tutte le foto: Copyright Vatican Media

Condividi questo articolo:
Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
Communications Office
L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul Padre Generale, sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner nella missione. Si occupa inoltre delle pubbliche relazione e delle relazioni con i media.

Notizie correlate