Come un piccolo villaggio è diventato il cuore della speranza per le tribù dimenticate del Bangladesh
Di Patrick Vincent, SJ
Nella vasta zona rurale del Bangladesh nord-occidentale, dove strade polverose serpeggiano attraverso villaggi che il mondo sembra aver dimenticato, si sta compiendo una silenziosa rivoluzione di fede e giustizia. Questa è la storia di Pachuria, una remota stazione missionaria dove i sacerdoti gesuiti hanno scelto di vivere tra il popolo Santal, una delle comunità più emarginate della regione.
Un invito a servire
Il viaggio è iniziato nel 2009, quando il vescovo della diocesi cattolica di Rajshahi, Mons. Gervas Rozario, ha esteso un invito che avrebbe cambiato innumerevoli vite. Ha chiesto alla missione gesuita del Bangladesh di prendersi cura di Bhobanipur, una sottostazione trascurata nel distretto di Baraigram Upazila, nel distretto di Natore. Quello che era iniziato come un modesto progetto di assistenza sociale si è evoluto in modo spettacolare: Bhobanipur è diventata una quasi-parrocchia nel 2013 e una parrocchia a tutti gli effetti nel 2015. Oggi, due sacerdoti gesuiti servono come pastori di un gregge sparso, raggiungendo comunità situate fino a 35 chilometri di distanza.
La loro parrocchia comprende quattro stazioni missionarie: Domrai, Pachuria, Rangamati e Nawdapara; ognuna delle quali si trova nei villaggi tribali dove la fede e la sopravvivenza si intrecciano quotidianamente. Si tratta di comunità che vivono ai margini: le tribù Santal e Pahari, le cui voci vengono raramente ascoltate, i cui diritti sono sistematicamente ignorati e il cui futuro sembra spesso predeterminato dalla povertà e dalla discriminazione.
Il popolo dimenticato
I Santal hanno una storia sia fiera che dolorosa. Secoli fa, dei feudatari li portarono dal cuore dell’India per coltivare le terre del Bengala. Da allora hanno continuato a resistere all’oppressione, combattendo nel movimento Tebhaga e ribellandosi durante la guerra di liberazione del 1971. Tuttavia, l’indipendenza ha portato pochi benefici. Oggi lottano ancora per i diritti sulla terra in un Paese in cui sono stranieri, combattono per preservare la loro cultura in mezzo a una maggioranza musulmana dominante e lottano contro la povertà senza un’istruzione adeguata o una protezione legale. A Pachuria, una stazione missionaria rurale collegata alla St. Francis Xavier Church, queste sfide costituiscono una realtà quotidiana. Ma lo è anche la speranza.
Un sacerdote che ha scelto la sacrestia
È qui che entra in scena padre Eric Tigga, SJ, un missionario gesuita indiano, giunto nel 2012, che ha preso una decisione determinante per il carattere della missione. Invece di mantenere una comoda distanza, padre Eric ha deciso di trasferirsi nella piccola sacrestia della chiesa di Pachuria. Nessuna canonica, nessuna comodità: solo una semplice stanza accanto all’altare. Gli abitanti del villaggio si alternavano per portargli i pasti, una pratica che ha abbattuto le barriere tra il sacerdote e la gente.
Perché Pachuria? La sua posizione centrale la rendeva il punto di snodo perfetto per raggiungere tutte e quattro le stazioni missionarie. Ma la scelta di padre Eric era più profonda. Vivendo come la gente del posto, celebrando la Messa nei loro villaggi e condividendo le loro difficoltà, ha costruito qualcosa di più duraturo degli edifici della chiesa: una base di fiducia radicale. Quando se n’è andato nel 2015, quella base è rimasta e continua a crescere ancora oggi.
L’istruzione come liberazione
Passeggiando per Pachuria in un pomeriggio qualsiasi, si vedono studenti affluire al Loyola Study Centre, fondato nel 2022. Nelle zone rurali del Bangladesh, le scuole pubbliche spesso non rispondono alle esigenze di questi bambini: aule sovraffollate, insegnanti assenti, risorse inadeguate. I gesuiti hanno capito che senza un sostegno educativo, un’altra generazione sarebbe rimasta intrappolata nel ciclo della povertà.
Così hanno creato uno spazio dove gli studenti delle popolazioni tribali beneficiano gratuitamente di tutoraggio e accompagnamento personalizzato. È più di un semplice aiuto per i compiti; è affermare che questi bambini sono importanti, che il loro futuro è pieno di possibilità, che l’istruzione può essere la loro via verso la dignità.
Dove la cultura incontra la fede
Una volta all’anno, a Pachuria accade qualcosa di straordinario. Le famiglie di tutte e quattro le stazioni missionarie si riuniscono per il St. Joseph’s Gathering, una celebrazione nata dalla visione di padre Joseph Mistri. È in parte una riunione, in parte un festival culturale, in parte un rinnovamento spirituale. I Santal e i Pahari si riuniscono per condividere danze, canti, storie e preghiere tradizionali. Per persone sparse su decine di chilometri, che spesso si sentono isolate e invisibili, questo raduno afferma una potente verità: non siete soli.
L’evento rafforza i legami tra i villaggi e le generazioni, creando una comunità in cui le difficoltà individuali diventano fardelli condivisi e gioie collettive.
Oltre la messa domenicale
La presenza dei gesuiti a Pachuria va ben oltre il ministero sacramentale. Quando le famiglie tribali affrontano controversie territoriali o ingiustizie legali, eventi comuni per persone con poco potere o scarsa alfabetizzazione, i sacerdoti forniscono assistenza legale e difesa. Quando si verificano discriminazioni o sfruttamento, offrono sostegno morale e amplificano le voci ridotte al silenzio. Mediante programmi regolari per bambini, giovani e genitori, affrontano sia la fame spirituale che le esigenze socio-economiche pratiche.
Si tratta di un apostolato dalla base: un lavoro complicato, impegnativo, profondamente incarnato, che richiede ai sacerdoti di essere pastori, insegnanti, difensori e compagni allo stesso tempo.
Un testamento vivente
La missione di Pachuria incarna ciò che sant’Ignazio chiamava “contemplativi in azione”: persone così immerse nella preghiera da non poter fare a meno di perseguire la giustizia, così attente a Dio da vedere Cristo nei volti dei poveri.
In un mondo sempre più diviso tra ricchi e poveri, potenti e impotenti, i gesuiti della parrocchia di Bhobanipur hanno chiarito la loro scelta. Hanno piantato le loro tende tra i dimenticati, convinti che la fede senza giustizia sia priva di senso e che il Vangelo debba essere una buona notizia soprattutto per coloro che nella loro vita hanno sentito ben poche buone notizie.
Le comunità Santal e Pahari che servono potrebbero non finire mai sui titoli dei giornali internazionali. Ma nel ritmo quotidiano delle messe e delle lezioni private, dell’assistenza legale e delle celebrazioni culturali, delle dispute territoriali e dei programmi di alfabetizzazione, sta accadendo qualcosa di profondo: le vite vengono trasformate, la dignità viene ripristinata e la speranza sta mettendo radici in un terreno improbabile.
Questa è la missione dalla base. E sta cambiando tutto.
La commovente visita del Padre Generale Sosa ai fedeli Santal di Pachuria
Il Padre Generale Arturo Sosa si è recato in visita a Pachuria, dove è stato accolto calorosamente dai fedeli membri delle tribù Santal. La comunità lo ha accolto con grande gioia e ospitalità, creando un’atmosfera davvero commovente. Nel suo discorso alla comunità Santal, il Padre Generale ha offerto parole ispiratrici e incoraggianti, attingendo dai temi della fede, dell’unità e della speranza. La sua presenza ha lasciato un impatto profondo e duraturo su tutti, rafforzando i loro legami spirituali e rinnovando il loro impegno verso le proprie tradizioni.





















