Come avviene la partecipazione della Compagnia di Gesù al processo della COP30?
Di Roberto Jaramillo, SJ | Segretario del Padre Generale per la Giustizia Sociale e l’Ecologia
La COP30 è un’opportunità che non possiamo perdere. Per la prima volta nella storia, stiamo articolando la presenza della Compagnia di Gesù a livello globale – gesuiti e istituzioni – in un’unica campagna denominata Jesuits for Climate Justice Campaign (JCJC - Campagna Gesuiti per la Giustizia Climatica).
Abbiamo scelto due linee d’azione fondamentali: una che chiamiamo “heart advocacy” e l’altra che chiamiamo “hard advocacy”.
La prima riguarda l’educazione e la sensibilizzazione dell’intero corpo apostolico sul significato di questo momento e sull’opportunità della COP30. Si tratta di webinar, materiale pedagogico per le scuole e le università, podcast, sussidi condivisi per la preghiera e la riflessione, informazioni costanti su ciò che accade intorno alla COP... Tutto questo lo consideriamo heart advocacy e viene fatto e continuerà a essere fatto fino a dopo l’evento di Belém do Pará; perché la COP30 è solo una “stazione” del “treno” della quarta Preferenza.
Quella che chiamiamo HARD ADVOCACY si concentra su quattro punti: innanzitutto una dichiarazione globale lanciata lo scorso aprile a cui hanno aderito 705 persone e opere della Compagnia di Gesù (le adesioni sono ancora aperte), che si concentra su quattro richieste fondamentali.
1. Meccanismi concreti per cancellare il debito dei Paesi più poveri.
2. Rafforzare e regolamentare in modo chiaro il fondo per le perdite e i danni.
3. Fissare obiettivi concreti per una giusta transizione energetica.
4. Sviluppare un sistema alimentare sovrano, basato su pratiche agro-ecologiche.
Questa dichiarazione è supportata da un Policy brief di 9-10 pagine che spiega e argomenta il quadro concettuale e pratico di queste quattro richieste. Tutte queste informazioni, così come il modulo Google per sottoscrivere la dichiarazione, sono disponibili sul sito www.ecojesuit.com o sul sito web del Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia – www.sjesjesuits.global.
Un aspetto positivo di cui vorrei parlare è che la Dichiarazione della JCJC e il Policy brief sono stati approvati anche dall’USG e dall’UISG, le due organizzazioni ombrello di tutte le congregazioni religiose del mondo, e attraverso i Superiori Generali di tutte queste congregazioni e ordini speriamo di avere il sostegno di un ampio contingente di religiosi e collaboratori che possano dare maggior peso alle richieste e alle proposte per la COP30.
Il secondo elemento importante dell’hard advocay riguarda la partecipazione di sei persone, quindici giorni fa a Bonn, alla riunione del SB62 (l’organo sussidiario per la preparazione della COP) e il lavoro che si sta facendo per rivedere il Policy brief sulla base delle opportunità politiche che si sono aperte o che si sono viste meno praticabili in Germania. Entro il 15 luglio contiamo di completare questa revisione e di rilanciare la Dichiarazione globale e il Policy brief.
La terza fase dell’hard advocacy – la più importante in questo forum – ha a che fare con ciò che si può fare in ogni Paese per influenzare le posizioni nazionali (Nationally Determined Contributions) che devono essere riviste e ampliate o riformate da ogni nazione “parte” della COP, e ripresentate come impegni all’assemblea di novembre. È questo il momento su cui stiamo ponendo maggiore enfasi e su cui vorremmo che si unissero a noi anche tutte le università, le scuole, le parrocchie, i centri sociali, le case di formazione, ecc.
Per questa fase saranno proposti due meccanismi di advocacy a livello nazionale. Il primo sarà una piattaforma online che consentirà alle persone di scrivere (a titolo personale o istituzionale), utilizzando un “modello di lettera”, ai propri rappresentanti governativi e ai negoziatori della COP, chiedendo loro di includere gli elementi chiave della Dichiarazione globale nei programmi e negli impegni nazionali sul cambiamento climatico. Il meccanismo invierà automaticamente queste lettere ai rappresentanti governativi e ai negoziatori della COP del Paese dell’autore.
Il secondo momento importante e definitivo, tra il 15 luglio e settembre, dovrà essere guidato a livello nazionale da un’alleanza di opere dei gesuiti che, con la loro influenza e capacità di advocacy, possano convocare persone influenti, compresi i negoziatori nazionali, per un dibattito che presenti gli appelli che stiamo facendo e discuta la posizione che la propria nazione prenderà alla COP30.
Il periodo tra luglio e settembre è il più importante per influenzare, sensibilizzare e fare advocacy, a livello nazionale. Contiamo sul vostro interesse e sulla vostra partecipazione.
Il quarto momento dell’hard advocacy sarà la partecipazione a Belém de Pará, dove sarà presente un’importante delegazione di gesuiti e collaboratori brasiliani e una piccola delegazione internazionale (una decina di collaboratori dall’Africa, dall’India, dall’Europa, dall’Asia-Pacifico e dall’America Latina) nella Zona Blu della Conferenza, dove vogliamo organizzare almeno due tavole rotonde (in collaborazione con altre organizzazioni): una sui minerali critici, la finanza e la transizione energetica, e l’altra sui popoli indigeni del mondo (non solo dell’Amazzonia) e le sfide vitali del cambiamento climatico.
Il lavoro è stato finora voluminoso e continuerà fino a dopo la COP30, tra il 10 e il 21 novembre prossimi. Chiunque sia interessato a collaborare e partecipare a questo processo, e abbia bisogno di maggiori informazioni, può prendere contatto con noi qui, o cercare informazioni sulla COP30 sui siti www.ecojesuit.com e www.sjesjesuits.global.







