Farsi vicini attraverso la gioia: fare pastorale giovanile con il sorriso
Di Eyrah Foli, SJ
Tutto è iniziato con un microfono, un collarino ecclesiastico e qualche risatina nervosa tra il pubblico. Ero dietro le quinte, non per prepararmi a tenere un sermone, ma per esibirmi. Sì, esibirmi. Come comico, per la precisione. Lo spettacolo si intitolava “Jokes and Cruise with Fr. Slim” (Battute e divertimento con padre Slim). Un prete sul palco che fa battute. Cosa mai poteva andare storto?
Era un evento in due serate: sabato alla Christ the King Catholic Church (chiesa cattolica di Cristo Re), a Ilasamaja, e domenica alla St. Francis Catholic Church (chiesa cattolica di San Francesco), a Idimu, entrambe parrocchie gesuite di Lagos, in Nigeria. Le sale erano gremite ogni sera. Ancora prima di iniziare, si percepiva l’energia che ribolliva tra la folla. I giovani erano arrivati da diverse parrocchie e campus della città, vestiti in modo eterogeneo, ma tutti pronti per qualcosa di divertente e inaspettato.
Come incaricato della pastorale giovanile della Provincia gesuita dell’Africa Nord-Occidentale (ANW), dedico molto tempo a riflettere su come incontrare i giovani là dove si trovano, non solo fisicamente, ma anche emotivamente, socialmente e culturalmente. E nel contesto dell’Africa occidentale non è un compito facile. Molti giovani qui sono oppressi dalla disoccupazione, dalla pressione scolastica, dalle famiglie disgregate, dalla solitudine e dal crescente richiamo del gioco d’azzardo, in particolare delle scommesse sportive. Se si aggiunge a questo la pressione costante di “stare al passo” in un mondo digitale, è facile capire perché molti di loro sono stanchi, sì, ma alla ricerca.
Sono alla ricerca di un significato, di gioia, di una fede che sia reale e significativa; che non consista solo in sermoni e silenzio, ma che scuota il loro spirito. È così che è nata l’idea di Jokes and Cruise. Uno spettacolo comico che andasse oltre il semplice intrattenimento. Uno spettacolo che evangelizzasse. Uno spettacolo che incontrasse i giovani in allegria e li conducesse delicatamente verso qualcosa di più profondo.
Così, ho riunito un gruppo di giovani comici cattolici di talento, ragazzi e ragazze dall’umorismo tagliente ma pulito, oltre ad aggiungere un mago cattolico (sì, esiste), musica e ballo. L’evento non era solo un momento di divertimento, ma anche una raccolta fondi: il denaro raccolto sarebbe servito a sostenere le attività di autodeterminazione giovanile attraverso l’Ufficio Pastorale Giovanile e a sovvenzionare la partecipazione all’incontro MAGIS di quest’anno.
Ora ci si potrebbe chiedere: cosa c’entra la commedia con l’evangelizzazione? Beh, in entrambe le serate, credo che tutti abbiamo avuto la nostra risposta.
C’erano risate, ovviamente, molte risate. Risate che riecheggiavano tra le pareti e facevano piegare la gente in due dal tanto ridere. Ma c’era anche qualcosa in più. C’era guarigione. C’era connessione. C’erano giovani che non mettevano piede in una chiesa da mesi, forse addirittura da anni, che sono entrati per lo spettacolo e sono usciti sentendo come se avessero appena vissuto un’esperienza spirituale. A quanto pare, anche le risate possono essere sacre.
Quella sera mi è tornato in mente uno dei miei principi ignaziani preferiti: trovare Dio in tutte le cose, anche nelle battute, nello scherzare, nelle luci del palcoscenico e nelle imbarazzanti battute finali. Oh sì! Anche nel momento imbarazzante in cui ho sbagliato una battuta finale e qualcuno ha riso comunque per pietà. Ho trovato Dio in quella persona che ha riso per pietà di me. La comicità, come la preghiera, costruisce una comunità. Ci disarma. Fa spazio alla vulnerabilità. Ci mette di fronte alla nostra umanità e, a volte, Dio entra dalla porta sul retro.
Sì, abbiamo raccolto fondi. Ma la vera vittoria è stata qualcosa di più profondo. I giovani hanno sentito di essere stati visti e apprezzati. I comici e il mago hanno espresso profonda gratitudine per la piattaforma che ha permesso loro di mostrare i propri talenti all’interno della Chiesa. A volte, l’apostolato non consiste nel distribuire risorse, ma nel passare il microfono, dare alle persone un palcoscenico, far loro sapere: “I vostri doni sono i benvenuti qui”.
Uno degli artisti in seguito mi ha detto: “Padre, è stata la prima volta che ho potuto usare il mio talento in chiesa senza sentirmi fuori posto”. Questo mi è rimasto impresso. Perché anche questo è evangelizzare: dire ai giovani non solo di venire ad ascoltare, ma di venire a condividere.
Papa Francesco, nella Christus Vivit, ci ricorda: “Innamorati di Cristo, i giovani sono chiamati a testimoniare il Vangelo ovunque con la propria vita.” E a volte, questa testimonianza include battute e presenza scenica.
Come gesuita, tutta questa esperienza mi ha fatto sentire profondamente legato alla nostra tradizione, che onora la narrazione, la creatività e le arti. Siamo sempre andati alle frontiere, educative, spirituali, sociali, e oggi alcune di queste frontiere includono i social media e i programmi comici.
Jokes and Cruise with Fr. Slim non era una trovata pubblicitaria. Era il Vangelo avvolto dalle risate.
Qual è ora la mia speranza? Che questo diventi più di un semplice evento. Che diventi una tradizione. Che un numero sempre crescente di parrocchie, scuole, pastorali giovanili e gruppi di fede nella nostra regione (e oltre) trovino il modo di portare risate, musica e arte nel cuore della fede. Perché la gioia è contagiosa. E il nostro mondo, specialmente i nostri giovani, ne ha bisogno.
Perché, in fin dei conti, le risate che ci avvicinano gli uni agli altri, e al Dio della gioia, non sono affatto uno scherzo.







