Loyola, l’arte di ricominciare

Di Cristóbal Jiménez, SJ

Nell’aprile del 1535, Ignazio tornò a Loyola da Parigi. I sette anni di intensi studi all’Università della Sorbona ne avevano indebolito la salute e i medici gli consigliarono di tornare nella sua terra natale per respirare l’aria di casa. Ignazio obbedì e Loyola gli ridiede ancora una volta la vita. Loyola e l’arte di ricominciare. Non era la prima volta che queste terre gli davano la vita. Vi era nato nel 1491 e vi era rinato nel 1521, quando era arrivato ferito dopo la battaglia di Pamplona, con i suoi sogni e le sue prospettive di vita infranti.

Accanto alla porta d’ingresso della Santa Casa c’è una bella scultura in bronzo che rappresenta il momento in cui Ignazio arriva ferito nella sua casa natale. È opera di Joan Flotats, discepolo di Gaudí. In qualche modo quella scultura ci rappresenta un po’ tutti. Siamo tutti persone ferite. E le ferite sono come una carta d’identità: personali e non trasferibili. A volte è la ferita della solitudine, o della malattia, o dei sogni che sono andati in frantumi. Ignazio ci invita a scoprire che le ferite non sono la nostra unica condizione, né quella definitiva. Al di là delle ferite, siamo persone benedette, sempre nelle mani di un Dio che ci abbraccia, ci sostiene e ci contiene. Quell’esperienza mistica aprì a Ignazio infinite possibilità. Loyola fu sempre per lui un luogo di guarigione fisica e spirituale. E continua ad essere il luogo in cui molte persone scoprono che è possibile rinascere, ricominciare da capo. Ogni anno più di settantamila persone si recano in queste terre. Loyola non delude mai. Per la sua spiritualità, la sua storia, la sua natura traboccante.

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Gli amanti dell’arte rimangono affascinati da un complesso monumentale costruito tra il XVII e il XVIII secolo, splendore del barocco, ideato da Carlo Fontana, discepolo del Bernini. Al suo centro si erge una maestosa basilica coronata da una cupola alta 65 metri, che domina la valle dell’Urola e che è diventata l’icona della famiglia ignaziana. Inaugurata nel 1738, i visitatori vi vagano incantati dalla sua pianta circolare tra marmi scolpiti e colonne di ordine corinzio pazientemente decorate con la tecnica dell’intarsio. All’esterno, un’imponente facciata barocca è affiancata da due ali di settantacinque metri ciascuna. Un’immagine suggestiva che dà ai visitatori la sensazione di visitare contemporaneamente il Vaticano e i corridoi dell’Escorial. L’intero complesso è concepito come un gigantesco reliquiario che nasconde al suo interno il gioiello che dà senso a tutto: la casa natale di Sant’Ignazio, il luogo che conferma che qui è possibile l’arte di ricominciare. Senza dubbio, a questa esperienza contribuisce un ambiente naturale di boschi rigogliosi, giardini curati con alberi secolari e un centro di spiritualità dedicato alla cura e alla promozione della spiritualità ignaziana.

La Compagnia di Gesù è conosciuta in tutto il mondo per le sue scuole, le università o l’impegno per la fede e la giustizia, ma per Sant’Ignazio tutto ha un precedente, un precedente che inizia a Loyola. In una lettera scritta al suo confessore nel 1536 diceva che gli Esercizi Spirituali erano “il meglio che io possa pensare, sentire e comprendere in questa vita, sia per chi vuole trarne beneficio per se stesso, sia per poter fruttificare, aiutare e giovare a molti”. Immerso in una natura generosa, secoli di arte e storia, Loyola continua ad essere attuale per lo stesso motivo per cui lo era per Ignazio, per quell’esperienza di silenzio interiore e di incontro con Dio che rende possibile l’arte di ricominciare.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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