Santi gesuiti per oggi
Il 5 novembre la Compagnia di Gesù celebra la festa di tutti i suoi santi e il 6, i suoi defunti. Lo stesso fanno altri istituti religiosi in questi giorni vicini al 1º e al 2 novembre, giorni in cui la Chiesa li ricorda. Qui possono essere raggruppati tutti quei santi riconosciuti come tali dalla Chiesa che vengono celebrati durante l’anno.
Attualmente tra i gesuiti ci sono 53 santi (34 dei quali martiri) e 158 beati (149 dei quali martiri). Inoltre, sulla via della santità ci sono 15 venerabili servi di Dio. Il cammino verso la santità “ufficiale” è solitamente lento e la Chiesa vuole esserne sicura.
I santi sono persone che hanno compreso bene cos’è il Regno. I martiri vengono riconosciuti presto, perché, fin dall’inizio della Chiesa, erano quelli che più assomigliavano a Cristo nella loro dedizione. Se la Compagnia ne conta un numero considerevole è perché è stata presente in luoghi dove la morte non era improbabile, e ha voluto rimanervi nonostante tutti i rischi. Il servizio alla gente, la sua evangelizzazione e la testimonianza di Cristo hanno pesato più della paura; ne è valsa la pena. Ancora oggi continuiamo a seguire le loro orme in conflitti non molto lontani nel tempo in Paesi di tutti i continenti.

Sono martiri anche i gesuiti dell’ultima e della prossima beatificazione: lo scorso 6 settembre, quella del tedesco Eduard Profittlich, deportato dall’Estonia alla Russia e morto nel 1942; il prossimo 13 dicembre, se Dio vorrà, ci sarà quella del francese Victor Dillard, morto nel campo di concentramento di Dachau (Germania) nel 1945. Una volta dimostrato che sono morti per la fede, vengono beatificati e inizia il loro culto pubblico.
Naturalmente, prima di questo culto pubblico, la gente si è avvicinata a loro con devozione, trascinata dal loro esempio. Lo stesso vale per coloro che muoiono, come si diceva tradizionalmente, “in odore di santità”; cioè con una vita così ricca di atteggiamenti e comportamenti cristiani che spiccava in maniera evidente. Questo è ciò che si intende per “virtù eroiche” che si cercano nei futuri santi e beati: che, nei diversi aspetti del loro comportamento, la loro fede, speranza, carità, pazienza, giustizia, fortezza, temperanza... fossero evidenti e avessero radici forti in loro in un amore traboccante per Dio e per gli altri.
Nei casi in cui non si è arrivati alla morte violenta, la Chiesa chiede che, in qualche modo, si manifesti “il dito di Dio”, come ripetevano espressivamente gli ultimi papi, che indica e ratifica questa o quella persona come suo intercessore presso gli uomini. E questo è il miracolo richiesto per la beatificazione, e un secondo per la canonizzazione. In questo modo, il nuovo beato o santo risulta essere un ponte adeguato per seguire Cristo. E, poiché ognuno di noi è diverso, la Chiesa propone modelli diversi la cui conoscenza e ispirazione ci spianano la strada per amare di più e meglio.
Questo è ciò che i gesuiti celebrano in questo giorno. Per questo motivo, avvicinarsi ai dettagli della vita di questi uomini, ai bivi che hanno incontrato, alle decisioni che hanno preso e persino alle loro fragilità, è di grande aiuto per guardare se stessi e il mondo esterno e camminare meglio. Questi santi, con la loro vita, non parlano di epoche remote, ma di situazioni attuali vicine a noi in cui, con l’aiuto della grazia di Dio, hanno scelto di rimanere e di schierarsi.








