Dove scorre l’acqua viva: il Jharna Spirituality Centre e la formazione dell’identità gesuita
Di Ignatius Tete, SJ | Socio del Maestro dei novizi, Ranchi
Un centro nato dalla sete
Quando ha aperto i battenti, il 13 settembre 2008, il Jharna Spirituality Centre della Provincia di Ranchi rispondeva a un desiderio profondo. Da allora migliaia di persone hanno varcato la sua soglia in cerca di rinnovamento spirituale: gesuiti in primo luogo, ma anche sacerdoti, religiose e religiosi, oltre a laici desiderosi di un incontro autentico con Dio. Il nome stesso, “Jharna”, esprime questo desiderio, in quanto, in hindi significa sorgente o cascata ed evoca l’immagine dell’acqua che sgorga per rinfrescare la terra arida.
Il design del Centro ne incarna lo scopo spirituale. Quattro ali circondano un cortile aperto dove, all’incrocio di quattro sentieri disposti a forma di croce, sorge una fontana. Questa fontana centrale non è una mera decorazione, ma il cuore pulsante dell’identità e della missione di Jharna.
Un’ala ospita il noviziato gesuita, battezzato col nome di Ashirvad (Benedizione). Sebbene architettonicamente distinto, rimane collegato al Centro più ampio, creando un’unica comunità di novizi e personale. Quest’integrazione riflette una convinzione: Jharna e Ashirvad si benedicono a vicenda e insieme diventano canali della benedizione di Dio per la Provincia di Ranchi, la Compagnia di Gesù in tutto il mondo e la Chiesa in questa regione.
Acqua come metafora, acqua come realtà
Perché chiamare un centro di spiritualità “sorgente”? Perché l’acqua ha un profondo significato spirituale. Il profeta Geremia udì Dio lamentarsi che il popolo “ha abbandonato me, sorgente di acqua viva” (Ger 2,13). Gesù stesso promise alla donna samaritana che chiunque berrà dell’acqua che egli gli darà “non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).
Il Vangelo di Giovanni attribuisce un significato profondo a quest’acqua viva. Essa simboleggia l’acqua fresca e corrente in contrasto con l’acqua stagnante, e rappresenta la saggezza divina che irrompe nell’esperienza umana. In definitiva, indica lo Spirito Santo, che Gesù promise sarebbe sgorgato dal cuore dei credenti (Gv 7,38).
Quest'acqua viva realizza ciò che lo sforzo umano non può fare: purifica, guarisce e soddisfa il nostro desiderio più profondo di Dio. La spiritualità autentica, quindi, non è una teoria astratta, ma un’esperienza vissuta: diventare integri, diventare santi, orientarsi verso il sogno di Dio per la creazione. Sant’Ignazio ha strutturato i suoi Esercizi Spirituali attorno a questo percorso di trasformazione: purificazione del cuore, illuminazione della mente, unione con la volontà di Dio e liberazione per la missione. Jharna esiste per guidare le persone attraverso questo processo, aiutandole a scoprire la riconciliazione e la presenza vivificante dello Spirito.
Leggere il linguaggio della fontana
Entrando nel cortile di Jharna si incontra una fontana progettata come un fiore a sette petali. Al centro della scultura, una coppa contiene una figura in bronzo di Gesù seduto in contemplazione. L’acqua scorre continuamente nel sistema. Sette ruscelli cadono a cascata sulla statua, mentre tre riflettori illuminano Gesù da diverse angolazioni.
Ogni elemento parla, anche se tradizioni diverse ricevono messaggi diversi. Per le comunità tribali che conoscono la cerimonia dandakatta, i sette petali semicircolari onorano Dio come Creatore e Guardiano delle sette direzioni del mondo. Per coloro che sono immersi nella spiritualità indiana, Gesù assomiglia a un saggio su un trono di loto, antico simbolo che unisce la terra e il cielo, invitando i ricercatori a contemplare le domande più profonde dell’esistenza.
I cristiani esperti delle Scritture vedono l’immagine del battesimo e la storia della salvezza che scorre attraverso l’acqua. I sette ruscelli stanno per i sette doni dello Spirito che sono scesi su Gesù nel suo battesimo. I sette petali evocano i sette sacramenti attraverso i quali lo Spirito continua a operare nel Corpo di Cristo, la Chiesa.
Emerge anche il simbolismo ignaziano. La postura contemplativa di Gesù rispecchia quella di Sant’Ignazio sulla sponda del fiume Cardoner, dove ricevette l’illuminazione trasformatrice sulle vie di Dio. Le tre luci che convergono sul Figlio alludono all’invio trinitario: il Padre e lo Spirito che incaricano Gesù della salvezza del mondo. Dalla terrazza orientale durante la liturgia, la fontana assomiglia persino a un ostensorio che contiene l’ostia eucaristica, invitando all’adorazione senza parole.
Missione cristallizzata
In quasi due decenni, Jharna ha affinato il suo scopo. Il Centro aspira ad essere esattamente ciò che suggerisce il suo nome: una sorgente di acqua viva per i gesuiti e tutti i ricercatori, approfondendo la loro comprensione della spiritualità ignaziana. La fedeltà agli Esercizi Spirituali e alle Costituzioni plasma ogni programma. L’obiettivo rimane costante: aiutare le persone a scoprire la presenza di Dio attraverso il discernimento nella preghiera, imparando a lodare, venerare e servire Dio mentre si trova il Divino in tutte le cose create.
Non si tratta di un esercizio intellettuale, ma di un incontro trasformativo. Attraverso l’esperienza personale dell’amore di Dio, i partecipanti al ritiro ottengono la libertà dagli attaccamenti disordinati. Scoprono l’integrazione: la vitalità spirituale che sfocia nella maturità emotiva e nella salute psicologica. Se ne vanno non solo informati, ma trasformati, pronti a riportare l’acqua viva nella loro vita quotidiana.
Dalla promessa alla pratica
L’impatto di Jharna ha superato le aspettative iniziali. Nelle prime sei settimane, 177 persone hanno partecipato ai ritiri e alle giornate di raccoglimento. Una leadership dedicata e facilitatori esperti hanno rapidamente consolidato la reputazione di Jharna come centro di formazione ignaziana di prim’ordine nel nord dell’India.
Il Centro si è diversificato oltre i classici Esercizi Spirituali di otto o trenta giorni. I programmi ora includono seminari di guarigione psico-spirituale, seminari che affrontano questioni sociali e culturali, consulenza per coppie sposate e giovani, e collaborazione con scuole e parrocchie gesuite in tutta la regione. In alcuni anni quasi un migliaio di partecipanti hanno frequentato i programmi di Jharna.
Una recente pietra miliare spicca su tutte: un ritiro ignaziano progettato specificamente per i sacerdoti diocesani, a cui ha partecipato anche il loro arcivescovo. Quest’iniziativa senza precedenti ha ricevuto una risposta entusiastica, suggerendo che la fame di spiritualità ignaziana si estende ben oltre i circoli gesuiti.
Nubi all’orizzonte
Tuttavia, Jharna deve affrontare minacce reali per la sua vitalità. Diversi direttori esperti di esercizi spirituali se ne sono andati, creando lacune di conoscenze e competenze. Il Centro fatica a trovare gesuiti con un’adeguata formazione e disponibilità per guidare gli esercizi spirituali ignaziani. Coloro che rimangono hanno molteplici responsabilità che prosciugano l’energia creativa e limitano la pianificazione a lungo termine.
I programmi, che un tempo fiorivano, si sono ridotti. Le iniziative di formazione dei laici, fondamentali per estendere l’impatto di Jharna, ricevono meno attenzione rispetto al passato. I programmi di formazione per le nuove guide degli esercizi sono in fase di stallo. Non si tratta di inconvenienti amministrativi, ma di questioni esistenziali: Jharna manterrà la sua missione? La Provincia può fornire il personale e le risorse necessarie per mantenere viva questa fonte?
Diciotto anni di grazia
Nonostante le sfide, il contributo di Jharna merita un riconoscimento. Il suo ambiente tranquillo offre uno spazio raro per il silenzio e la riflessione in un mondo frenetico. Il campus fisico si è ampliato: una nuova cappella e una sala polivalente migliorano sia il culto che le riunioni comunitarie. Queste aggiunte non hanno solo migliorato le strutture, ma hanno anche risollevato gli animi e rafforzato la sensazione dei partecipanti che questo luogo sia importante.
Ancora più importante, Jharna continua a formare l’identità gesuita al suo livello più profondo, non attraverso lezioni sul carisma ignaziano, ma grazie all’esperienza vissuta degli Esercizi Spirituali. Inoltre, offre al clero e alle comunità religiose un luogo dove tornare alle loro radici. Apre la spiritualità ignaziana ai laici che altrimenti non potrebbero mai venirne a conoscenza. In breve, rimane ciò che doveva essere: una fonte di acqua viva.
Il percorso da seguire richiede una valutazione onesta e un’azione coraggiosa. Con personale adeguato, programmi di formazione rinnovati e una visione coordinata, Jharna può prosperare per un’altra generazione. L’invito che Gesù ha esteso due millenni fa riecheggia ancora in questo Centro: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. (Gv 7,37-38).







