6 maggio 1542: Francesco Saverio arriva a Goa, in India
Di Festo Mkenda, SJ| Direttore accademico dell’Archivum Romanum Societatis Iesu (ARSI)
Quattrocentottantaquattro anni fa, l’Apostolo dell’Asia sbarcò nell’India portoghese, segnando sia la fine di una lunga formazione che l’inizio di un ministero che avrebbe abbracciato un intero continente.
L’arrivo di San Francesco Saverio (1506–1552) a Goa, in India, il 6 maggio 1542 fu al tempo stesso un culmine e un inizio. Raggiungendo Goa, Saverio chiuse il primo capitolo di un viaggio spirituale iniziato con il suo decisivo incontro con Sant’Ignazio di Loyola (1491–1556) all’Università di Parigi. Quell’incontro lo aveva attirato nella visione spirituale di Ignazio e, insieme a un piccolo gruppo di compagni, i due fondarono la Compagnia di Gesù, intraprendendo missioni cristiane che miravano a raggiungere i confini più remoti del mondo; “fino alle Indie”, come si diceva all’epoca. Il viaggio per mare di Saverio da Lisbona, che lo portò a costeggiare il continente africano prima di arrivare a Goa, fu esso stesso parte della sua formazione iniziale. Il viaggio, di oltre un anno, lo costrinse a staccarsi completamente dal suo mondo familiare e a prepararsi ad abbracciarne uno diverso in quasi ogni aspetto.
© Jesuit.Media, Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia, 2026
“Il raccolto era immenso, come notò subito, e il lavoro doveva iniziare senza indugio.”
Per Saverio, l’arrivo a Goa segnò anche l’inizio di molte cose. Ebbe a malapena il tempo di familiarizzare con il luogo, la sua cultura e la sua gente prima di immergersi nel lavoro. Eppure, nel giro di soli cinque mesi si era saldamente affermato a Goa e aveva costruito una rete di relazioni che si estendeva ben oltre la città. L’urgenza che sentiva, di predicare la salvezza e portare il battesimo a tutti coloro che lo avrebbero ascoltato, lo aveva già reso un itinerante impaziente, non del tutto dissimile da San Paolo nei primissimi anni del cristianesimo.
Goa era un punto di partenza meritevole per Saverio e, per molti versi, la culla della sua nuova vita apostolica. All’epoca capitale dell’India portoghese, la città era diventata il nucleo dell’attività cattolica in Asia, tanto da essere comunemente conosciuta come la Roma d’Oriente. Da qui, il nuovo apostolo dell’Oriente avviò un ministero che abbracciò un intero continente. Costruì legami che lo portarono fino al Giappone e alla Cina della dinastia Ming, lasciando sempre dietro di sé una scia di nuovi credenti lungo il cammino.
© Jesuit.Media, Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia, 2026
Ma Goa fu anche la tomba di Saverio, la sua ultima dimora onorata dopo un valoroso ministero in Oriente. Morto il 3 dicembre 1552 sull’isola di Shangchuan al largo della costa della Cina continentale, le sue spoglie furono infine riportate a Goa, dove possono ancora oggi essere venerate nella Basilica di Bom Jesus. Anche nella morte, Saverio si identificò così profondamente con Goa e i suoi abitanti da diventare un simbolo della loro unità al di là delle differenze culturali e religiose: un’eredità duratura quanto la città stessa.







