La Curia e l’IA generativa
Di Kenneth Yong | Supporto ITC della Curia Generalizia
Ils doivent envisager qu’une grande responsabilité est la suite inséparable d’un grand pouvoir.
(Devono capire che una grande responsabilità è il risultato inseparabile di un grande potere.)
Aprile 2024. In un evento tenutosi nell’Aula della Congregazione Generale della Curia, il tema del momento riguardante la tecnologia dell’informazione (IT), vale a dire l’Intelligenza Artificiale Generativa (d’ora in poi abbreviata in “IA generativa”), è stato presentato a tutti i presenti, gesuiti e non. L’accento è stato posto sull’uso dell’IA generativa nel nostro lavoro, con il p. Carlo Casalone, un gesuita membro della Sezione Scientifica della Pontificia Accademia per la Vita, che ha parlato anche delle implicazioni etiche e delle responsabilità legate al suo utilizzo.
In realtà, non era la prima volta che si parlava dell’IA generativa in questa sede, poiché il Consiglio del P. Generale aveva affrontato l’argomento alla fine del 2023, quindi la “nozione” dell’IA generativa non era nuova per alcuni. In realtà, praticamente tutti avevano sentito parlare dell’IA generativa, anche se forse non sapevano come accedervi e/o utilizzarla.
Ad
ogni modo, dopo l’evento, se n’è cominciato a parlare. Ho iniziato a ricevere
domande del tipo: “Come posso usare l’IA generativa per fare dei riassunti
delle lettere che ricevo?”, oppure: “Posso usare l’IA generativa per fare una
presentazione in PowerPoint?”, o ancora: “L’IA generativa è sicura da usare?”.
Quest’ultima domanda è importante, perché la privacy e la sicurezza dei dati sono una delle principali preoccupazioni della Curia, probabilmente la più importante quando si tratta di tecnologia dell’informazione. Per noi, proteggere i dati che trattiamo è fondamentale. Infatti, praticamente tutti i programmi di assistenza dell’IA generativa, siano essi di Microsoft, Google o OpenAI, per citare i tre principali, richiedono che i dati trattati siano archiviati e manipolati online, con il rischio associato di vederli compromessi.
Ci sono naturalmente altre considerazioni da fare, ad esempio le implicazioni morali/etiche/di correttezza dell’uso dell’IA, la trasparenza e la responsabilità dei fornitori dell’IA generativa, i pregiudizi e le discriminazioni che potrebbero derivare dai modelli dell’IA, l’impatto sull’ambiente delle infrastrutture dell’IA, e così via.
Sapendo tutto questo, forse dovremmo chiederci prima: “Dovremmo usare l’IA generativa per il nostro lavoro, specialmente in Curia, dove si trattano quotidianamente informazioni sensibili su persone, istituzioni ed eventi?” Per quanto mi riguarda, ritengo che l’IA generativa sia uno strumento utile, estremamente potente, ma che rimanga niente di più e niente di meno che uno strumento. Come ha sottolineato il p. Casalone nella sua presentazione, noi, in quanto creatori, abbiamo la responsabilità ultima quando usiamo qualsiasi strumento, tecnologico o meno, e questa responsabilità si estende ovviamente all’uso dell’IA generativa.
Il
potere dell’IA generativa, con i suoi vasti set di dati e la sua potenza di
calcolo, ha la capacità di creare contenuti che rispecchiano la creatività
umana. Tuttavia, l’IA generativa dovrebbe supportare il processo decisionale
umano, non indebolirlo o sostituirlo, e non dovrebbe essere utilizzata quando
si teme che possa causare danni. Come disse un saggio una volta (nella
citazione sopra): “Devono capire che una grande responsabilità è la conseguenza
inseparabile di un grande potere.”
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