Andare dove nessuno va – Una presenza tra i migranti in detenzione

Di Pieter-Paul Lembrechts, SJ | JRS Belgio
[Da “Gesuiti 2025 - La Compagnia di Gesù nel mondo”]

Il JRS Belgio si prende cura dei migranti nei centri di detenzione prima del loro ritorno forzato nel paese d’origine; l’importanza dello “stare-con” e dell’ascolto per promuovere la speranza e la resilienza.

Nelle Costituzioni, Sant’Ignazio afferma che i gesuiti dovrebbero dare la preferenza a quei luoghi dove il bisogno è maggiore e dove gli altri non vanno. Fedele a questo criterio, da più di vent’anni il JRS Belgio si concentra sul gruppo di migranti più trascurato: quello dei reclusi nei centri di detenzione in attesa del ritorno forzato nel Paese d’origine.

Se a un richiedente asilo viene negato lo status di rifugiato, gli viene ordinato di lasciare il territorio. Se non lo fa, si trova illegalmente nel Paese. Può essere arrestato e messo in un centro di detenzione. In questi centri, che assomigliano a delle prigioni, sono trattenute tutte le persone prive di documenti, rinchiuse come criminali ed espulse dal Paese come indesiderate.

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La detenzione e il rimpatrio sono uno shock emotivo per questi uomini e queste donne. Il loro progetto migratorio viene brutalmente interrotto, i loro sogni di un futuro migliore infranti. Ogni settimana il JRS Belgio visita queste persone nei vari centri di detenzione del Paese. Solitamente non possiamo cambiare la loro situazione: la maggior parte di loro viene rimpatriata, a volte in modo violento. Più importante dei risultati, tuttavia, è la nostra presenza, l’”essere-con” più che il “fare-per”. Visitiamo questi centri per accompagnare i detenuti, per diventare loro compagni.

Questo significa innanzitutto: ascoltare. Ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare. I detenuti sentono il bisogno di essere ascoltati. Gli operatori non hanno il tempo di ascoltare le loro storie. Noi siamo lì per ascoltare, per ascoltare coloro che non vengono ascoltati.

Da visitatori, ci troviamo a fronteggiare molta desolazione: incertezza, paura, frustrazione, tristezza, ribellione, disperazione; a volte scioperi della fame, automutilazioni o tentativi di suicidio. Cerchiamo di dare alle persone un po’ di coraggio, di aiutarle a non perdere completamente la speranza.

Alusine, un detenuto della Guinea che si trova in Europa da vent’anni, ha fatto grandi sforzi per integrarsi. Ha ottenuto un diploma, ma non può lavorare perché non ha i documenti. Prega il Salmo 102: “Signore, ascolta la mia preghiera, a te giunga il mio grido di aiuto. Non nascondermi il tuo volto nel giorno in cui sono nell’angoscia... Svaniscono in fumo i miei giorni e come brace ardono le mie ossa. Falciato come erba, inaridisce il mio cuore; dimentico di mangiare il mio pane... Resto a vegliare: sono come un passero solitario sopra il tetto.”

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Possiamo fornire alle persone informazioni sulle procedure legali, discernere con loro quale decisione prendere, chiamare il loro avvocato e così via. Ma la maggior parte dei casi è senza speranza. Una conversazione spirituale spesso porta maggiore consolazione. Nei centri di detenzione vediamo anche resilienza, perseveranza, solidarietà. E molta fede. La Bibbia e il Corano sono i libri più letti (in realtà gli unici, perché le persone sono troppo irrequiete per leggere altri libri).

Tuttavia, non ci occupiamo solo di visitare queste persone. In linea con la tradizione del JRS, difendiamo anche i diritti dei detenuti presso le autorità, esploriamo alternative alla detenzione, cerchiamo di influenzare l’opinione pubblica e di sensibilizzare alunni e studenti sulla questione della detenzione per motivi migratori.

Per questo motivo il JRS Belgio ha partecipato a un progetto educativo avviato dalla Chair for Detention, Meaning and Society (“Cattedra per la Detenzione, il Senso e la Società”) dell’Università Cattolica di Leuven. La cattedra è stata fondata in stretta collaborazione con i gesuiti e incarna l’impegno ad operare nel punto di incrocio tra apostolato intellettuale e sociale. Parte integrante del programma di formazione dell’università, la Cattedra ha svolto un ruolo storico nell’organizzazione di esperienze educative trasformative nelle carceri. Il corso sull’esperienza vissuta della reclusione riunisce per un intero semestre dodici studenti universitari regolari e dodici studenti carcerati, per riflettere sul sistema carcerario e sull’etica e il significato della pena.

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In collaborazione con il JRS, la Cattedra ha potuto trasferire il modello del suo corso formativo in un nuovo contesto carcerario: quello della detenzione dei migranti. Dodici studenti universitari hanno pernottato in uno dei centri di detenzione belgi, vivendo per due giorni insieme alle persone detenute e facendo così un’esperienza intensa e coinvolgente. Questo gruppo variegato ha riflettuto sulle realtà della migrazione e della detenzione dei migranti, partecipando a lezioni e a discussioni in piccoli gruppi. Il pernottamento in un’ala vuota del centro ha favorito un ampio scambio interpersonale, permettendo ai partecipanti non solo di imparare insieme, ma anche di mangiare, rilassarsi e fare sport. In questo modo formazione accademica, riflessione personale e comunità sono andate di pari passo. Questo esempio mostra come la collaborazione tra progetti di ispirazione gesuita, sia a livello sociale che intellettuale, possa convergere verso nuove possibilità e spazi di apprendimento ed incontro.

Con la collaborazione di Geertjan Zuijdwegt e Pieter De Witte, Università Cattolica di Leuven.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul Padre Generale, sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner nella missione. Si occupa inoltre delle pubbliche relazione e delle relazioni con i media.

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