I gesuiti a Québec: arrivarono nel 1625 e ci sono ancora nel 2025!

Di Pierre Bélanger, SJ

Québec! Rinomata per la sua bellezza, arroccata sulla scogliera di fronte al maestoso fiume San Lorenzo. Québec! Nota per la sua storia, luogo di incontro tra europei e indigeni nel XVI e XVII secolo. Québec! Insignita dall’UNESCO del titolo di Patrimonio mondiale dell’umanità. E Québec... alle origini della presenza gesuita in Nord America e dello sviluppo della Chiesa nell’immensa Nuova Francia dell’epoca.

Tuttavia, per i gesuiti di oggi, sono la semplicità e l’umiltà a caratterizzare l’anniversario che celebrano quest’anno. Il 26 settembre, nella festa dei Santi Martiri canadesi (secondo il calendario liturgico del Canada), la comunità gesuita di Québec, in unione con la Chiesa cattolica di Québec e su invito del suo pastore, il cardinale Gérald Lacroix, ricorderà il primo arrivo dei gesuiti a Québec, nel 1625.

Infatti, in quell’anno, i padri gesuiti Jean de Brébeuf, Charles Lalemant ed Ennemond Massé, insieme a due fratelli coadiutori, sbarcarono sulle rive del fiume Saint-Charles. Il loro lavoro missionario consisteva nell’accompagnare spiritualmente i coloni e nell’evangelizzare gli indigeni.

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Questo anniversario va celebrato con gratitudine e in una prospettiva di speranza che caratterizza l’Anno Giubilare che stiamo vivendo. Insieme alle suore orsoline e agostiniane e a San Francesco de Laval, primo vescovo di Québec, i gesuiti sono considerati a giusto titolo tra i fondatori della Chiesa in Nord America. La loro presenza ha assunto diverse forme nel corso dei secoli. È stata caratterizzata soprattutto dal loro impegno nell’istruzione, tanto che già nel 1635 fondarono il primo collegio classico nel nord del Messico. Si è poi sviluppata in particolare attraverso la diffusione degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio, assicurata oggi dal Centro di spiritualità Manrèse, impegnato da 50 anni nella formazione di guide spirituali ignaziane.

Sì, se ci sono motivi che potrebbero alimentare un certo orgoglio nei gesuiti, eredi di una ricca storia, l’umiltà è d’obbligo per queste celebrazioni perché ha segnato l’intera epopea. Pensiamo alle condizioni di vita di padre Brébeuf e dei suoi compagni, molto modeste di fronte alle sfide di inculturazione che dovevano affrontare e costretti ad imparare “come bambini piccoli” lingue indigene così diverse da quelle che conoscevano. Notiamo anche l’umiltà manifestata negli scritti di questi primi gesuiti che avevano difficoltà a cogliere i legami spirituali che univano gli amerindi alla natura. Umiltà nel vivere, o meglio sopravvivere, durante i lunghi viaggi in canoa verso l’Uronia: loro, studiosi e saggi europei, erano del tutto impreparati nel cuore delle foreste selvagge.

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Si potrebbe aggiungere che ci sono voluti molta umiltà e distacco quando, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, i gesuiti del luogo hanno visto morire i loro confratelli fino all’ultimo, nel 1800, interrompendo così un apostolato diversificato e vigoroso. E se la Provvidenza ha permesso ai gesuiti di tornare a Québec nel 1847, è stato con discrezione e semplicemente con il fine di garantire l’accompagnamento spirituale dei giovani della Congregazione di Notre-Dame, all’origine della Comunità di Vita Cristiana (CVX). Lo fecero dalla “Chapelle des Jésuites”, in rue Dauphine, dove sono rimasti da allora.

Così, oggi, il 400° anniversario è altrettanto improntato alla sobrietà; non è una questione di prestigio o di fanfare. Il programma ha già proposto un concerto di Bach nella cappella storica. Il 26 settembre, nella cattedrale di Québec, riunirà gli amici della Compagnia per rendere grazie e sostenere con la preghiera la presenza e l’apostolato della piccola comunità di Québec e dei suoi partner nella missione. Il giorno successivo comprenderà una conferenza di carattere storico intitolata “400 anni di missione gesuita a Québec, fede, conoscenza e lavoro in rete dagli inizi della Nuova Francia”.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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