7 gennaio: è Natale in Oriente!

Di Germano Marani, SJ

“Cristo nasce!” “Glorifichiamolo!” È il saluto di Natale nella Slavia Orientale. Il Natale cade o il 25 dicembre o il 7 gennaio. Lo slittamento di data è dovuto al fatto che alcune chiese ortodosse e greco cattoliche utilizzano ancora oggi il calendario giuliano. Papa Gregorio XIII modificò il vecchio calendario introdotto da Giulio Cesare (da cui giuliano), e i giorni tra il 5 e il 14 ottobre 1582 furono cancellati, per il computo scientificamente aggiornato, ma per molte chiese Natale restò il 7 gennaio.

In esse, il digiuno, chiamato digiuno di Filippo, Filippovka (poiché inizia dopo la festa di San Filippo Apostolo) e la preghiera durano 40 giorni, e prevede l’astensione dalla carne nei giorni di mercoledì e venerdì, ma alcuni si astengono per tutta la quaresima di Natale. Nel giorno della Vigilia il digiuno è più severo e prevede per gli adulti digiuno totale o solo grano lesso e frutta e si conclude alla comparsa della prima stella in cielo, generalmente in Chiesa, baciando l’icona della Natività .“È arrivata una gioia mai provata sul presepe, e una stella splendente illumina tutto il mondo” (cf canto tradizionale), “la gioia per la nascita di Colui che il Cielo non può contenere dal grembo di una donna (una di noi)”.

La cena della Vigilia prevede 12 piatti tradizionali (come gli Apostoli e i mesi dell’anno), di verdura o pesce. Il pater familias della famiglia, con dell’acqua santa benedice il cortile, la casa, stanza per stanza; e invita gli astanti a tavola, dopo aver recitato il Padre Nostro e una preghiera alla Madre di Dio e aver acceso le candele. Il piatto più tradizionale, la Kutya, è costituito da frumento cotto in acqua e condito con miele dopo la cottura, noci, uvetta e semi di papavero. Una cestella di Kutya, un piatto scoperto anche per i morti che non ci sono più e potrebbero partecipare alla festa. La Kutya ha evidenti parallelismi con la Kolliva greca (grano bollito nell’acqua, cotto con miele) in onore dei morti. Altro piatto tipico ucraino, e non solo, sono i ravioli (Varenichki) che vengono farciti in modo diverso: patate e funghi e altri ingredienti. Sempre il giorno della vigilia si preparano i piatti per il pranzo di Natale, a base di carne per la festa. Il pane di Natale è cotto col forno a legna se possibile, insieme agli ottimi dolci.

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Alla fine della cena dopo le preghiere i bambini sono liberi di intonare i canti natalizi alle famiglie dei vicini o conoscenti. Cantano le“koliada” (o Koliadky), canti natalizi di antica tradizione, intonati sia durante la Cena, Sviati Vecher (la Santa Cena) sia precedentemente in Chiesa fra la preghiera del Mattutino e la Divina Liturgia (la Santa Messa). I genitori restano a casa per attendere gli altri bambini che vengono a cantare, dando loro dei biscotti. I cantori narrano della nascita di Gesù e sono beneauguranti per il nuovo anno, presentandosi al padrone di casa. Cantando, si porta in processione una stella cometa, suonando un campanello, vestiti da angeli, pastori e magi, ma anche da diavolo, guerriero, brutta vecchia che vogliono disturbare il canto: personaggi creati dalle credenze e fiabe popolari, tipiche dei popoli slavi e nordici che rivivono imprese incredibili attraverso i racconti tramandati dai nonni.

La mattina di Natale si va tutti in Chiesa a partecipare alla Divina Liturgia. Una piccola rappresentazione sulla Natività si svolge all’interno della Chiesa, se il clima è troppo rigido. Dopo il pranzo anche i genitori fanno il giro dei parenti e amici per scambiarsi gli auguri, cantando con impegno i canti di Natale. Le feste del Natale continuano con le feste dei Tre Gerarchi (Basilio, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo), con il Battesimo del Giordano in cui la benedizione dell’acqua nelle fontane delle piazze dei villaggi o nelle chiese, è seguitissima anche da chi in chiesa non ci va spesso.

In Russia ma non solo, è molto popolare immergersi nell’acqua gelida, da una apertura sul ghiaccio del lago ghiacciato, a forma di croce: ricordo del battesimo di Cristo e del battesimo dei credenti. C’è la festa della Jolka: attorno all’albero di Natale allestito il giorno prima di Capodanno per le chiese che seguono il calendario giuliano ed è addobbato con ghirlande, luci e dolci: ci si riunisce a cantare e narrare per festeggiare il Natale insieme. Il presepio (Vertep) sta diventando popolare anche in alcuni paesi ortodossi o di tradizione bizantino cattolici. È nuova, ad esempio, la mostra dei Presepi fatti dai bambini che si tiene ogni Natale nella Cattedrale Ortodossa di Cristo Salvatore a Mosca, dove è custodito un presepe napoletano donato da alcuni anni. Gli amici invitano, quest’anno solo in fotografia, i presepi fatti dai bambini, delle classi di scuola elementare e delle classi di catechismo di Mantova e Roma (Italia).

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni pubbliche.

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