Il Padre Generale al Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme

L’università come incontro tra passato e presente

Riflessione di Josef Mario Briffa, SJ
Padre Josef Mario Briffa, SJ, è direttore dei programmi accademici al Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme

Il 18 ottobre 1925 fu posata la prima pietra del Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme, con una grande cerimonia. Fu il punto di partenza della realizzazione di un sogno iniziato nel 1913, quattro anni dopo la fondazione del Pontificio Istituto Biblico di Roma. Il sogno non riguardava la pietra e la malta, ma l’incontro con la terra dell’Incarnazione e della salvezza. È quindi molto significativo che, in occasione del centenario di quella fondazione, ci abbia fatto visita il Padre Generale con il suo team e il Rettore della Pontificia Università Gregoriana, di cui ora fa parte il Pontificio Istituto Biblico.

La visita del Padre Generale è avvenuta in un momento importante per la situazione mondiale, dopo due anni di guerra a Gaza, con un cessate il fuoco molto fragile. La sua presenza ha contribuito a confermare sia il lavoro del Pontificio Istituto Biblico, sia la presenza ministeriale della comunità gesuita che sceglie di rimanere presente come segno concreto di speranza, di riconciliazione e di impegno per un futuro differente.

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Nel 1913 l’idea dell’Istituto era quella di fornire una base a Gerusalemme agli studenti e ai docenti provenienti da Roma che venivano a completare i loro studi sulle Scritture visitando la Terra Santa, la terra della Bibbia. Ben presto, grazie al suo instancabile lavoro accademico, l’Istituto si è trovato coinvolto in una rete accademica più ampia, sia in scavi archeologici che nella ricerca e collaborazione con altre istituzioni che avevano e hanno ancora sede a Gerusalemme.

Nel corso del secolo, questa terra ha visto molti cambiamenti geopolitici: dall’Impero Ottomano al Mandato Britannico, passando per le guerre del 1948, 1967 e 1973; per arrivare alle intifadas e a una serie di guerre e operazioni militari di diversa portata che hanno plasmato e rimodellato la regione più e più volte. Mentre rimodellavano la regione, i conflitti costanti ne rimodellavano anche i popoli.

A partire dagli anni ’70, il Pontificio Istituto Biblico ha sviluppato un importante rapporto con la Hebrew University of Jerusalem. Tale rapporto ha permesso ai nostri studenti, principalmente laureati specializzati nelle Sacre Scritture, molti dei quali sacerdoti, di trascorrere un semestre a Gerusalemme. Anche la Pontificia Università Gregoriana, e in particolare il Centro Bea per gli Studi Giudaici, ha un importante legame con il Centro per gli Studi sul Cristianesimo, e gli studenti di entrambi i centri hanno l’opportunità di trascorrere parte dei loro studi nell’altra sede gemellata.

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In termini di legami concreti, il nostro Istituto ha anche stretti legami con l’École Biblique et archéologique française dei Domenicani e con lo Studium Biblicum Franciscanum; entrambe le scuole sono specializzate nello studio delle Sacre Scritture e dell’archeologia. Questi legami consentono ai nostri studenti di trascorrere un semestre (o anche un anno) di studio a Gerusalemme. La visita del Padre Generale è stata un momento di incontro anche con altre istituzioni cattoliche con cui già collaboriamo, fornendo incoraggiamento a tutti noi.

Il nostro programma congiunto con la Hebrew University of Jerusalem, istituito solo pochi anni dopo la Nostrae Aetate, era il sogno di padre (poi cardinale) Carlo Maria Martini, ai tempi in cui era rettore del Pontificio Istituto Biblico. Tale rapporto si è ulteriormente sviluppato negli ultimi anni, offrendo ai nostri studenti una maggiore flessibilità per ciò che concerne i corsi a cui possono iscriversi. Inoltre, negli ultimi tre anni abbiamo attivato un corso tenuto congiuntamente da due professori: attualmente il Prof. Noam Mizrahi della Hebrew University,e io stesso per il Pontificio Istituto Biblico. Si tratta di uno spazio concreto di incontro tra i nostri studenti, per lo più sacerdoti cattolici, gli studenti locali, la maggior parte dei quali sono ebrei, e altri studenti internazionali provenienti da diversi contesti. La visita del Rettore della Pontificia Università Gregoriana alla Hebrew University of Jerusalem contribuisce a sottolineare l’importanza dei nostri legami e a fornire spazi di incontro.

Durante il programma semestrale gli studenti hanno anche l’opportunità di visitare siti di interesse archeologico e religioso, tanto in Israele quanto nei territori palestinesi. Un momento saliente per gli studenti è la Messa di mezzanotte della notte di Natale. Oltre alle visite stesse, il tempo trascorso a Gerusalemme diventa un momento di incontro, non solo con il passato, ma anche con la realtà vissuta del presente, sia nei suoi aspetti dolorosi e difficili, che in quei piccoli segni di speranza in cui le persone cercano concretamente di vivere e stare insieme nel rispetto reciproco.

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Personalmente, faccio anche parte del team degli scavi della Lautenschlager Azekah Expedition, guidata dall’Università di Tel Aviv, in collaborazione con l’Università di Heidelberg e diversi partner internazionali. Nel corso degli anni, questo progetto, oltre alla sua importanza scientifica per me come archeologo, è diventato anche un importante spazio di rispetto, incontro, amicizia, al di là dei confini nazionali e religiosi di vario genere.

Quando è scoppiata la guerra, il 7 ottobre 2023, è stato uno shock brutale per tutti. Ci è stato chiesto di evacuare ma, dopo aver consultato le nostre istituzioni partner a Gerusalemme e le autorità dell’Istituto a Roma, abbiamo deciso di rimanere. Pur considerando la sicurezza dei nostri studenti e del nostro personale di fondamentale importanza, sapevamo che la nostra presenza avrebbe rappresentato un importante segno di speranza. La mia esperienza durante i primi anni mi ha aiutato a rendermi conto di quanto sia stata significativa la nostra decisione di rimanere per i nostri amici e colleghi, siano essi israeliani o palestinesi, cristiani, musulmani o ebrei, credenti o non credenti.

Rimanere era un segno concreto di speranza in una situazione che sembrava sempre più disperata, un segno che non eravamo stati abbandonati, che non eravamo stati messi da parte. La nostra speranza concreta, dopo la visita del Padre Generale, è che il potenziale di incontro dell’Istituto, in quanto facente parte dell’Università Gregoriana, possa crescere ulteriormente in modi più concreti, rendendoci conto che la pace e la riconciliazione devono essere costruite mediante l’incontro, la costruzione di ponti e non di muri, in cui l’“altro” smette di essere l’altro, ma diventa un partner e un amico.

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul Padre Generale, sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner nella missione. Si occupa inoltre delle pubbliche relazione e delle relazioni con i media.

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