100 giorni di reclusione del p. Stan Swamy – Una sfida a dire la verità al potere

Di Xavier Jeyaraj, SJ

Il 15 gennaio, saranno 100 i giorni di reclusione del padre Stan Swamy nella prigione di Taloja a Mumbai. Ho trascorso due giorni, il 9 e il 10 gennaio, a Bagaicha, Ranchi, il centro di coordinamento zonale delle 5 province gesuite dell’India centrale. Ho incontrato i tre gesuiti che sono stati compagni di Stan negli ultimi 2 anni e che lo hanno accompagnato in quei difficili giorni di indagini e di arresti da parte dell’Agenzia nazionale di investigazione. A nome del P. Generale e di molti di noi, che abbiamo detto “Stiamo con Stan” chiedendo il suo immediato rilascio, ho espresso la mia solidarietà e il mio continuo sostegno a Stan e a tutti gli altri che sono stati dalla parte delle tribù vulnerabili e delle comunità emarginate e che ora si trovano ad affrontare la reclusione.

Sono entrato a Bagaicha nelle prime ore del 9 gennaio. Tutto sembrava normale, tranne per il fatto che Stan non aspettava fuori per ricevermi con il suo calore e il suo affetto. Tuttavia, la stanza in cui generalmente soggiornava era spalancata. Ho chiesto al p. Solomon: “Perché la stanza è aperta e chi ci alloggia adesso?” Mi ha risposto: “È qui che starai in questi giorni”. Mi sono sentito profondamente privilegiato.

Raccontando l’orribile notte dell’arresto, il p. David Solomon ha detto: “Stan sentiva che sarebbe stato arrestato ed era preparato. Tre giorni prima dell’arresto, ho notato una specie di bagliore sul suo viso. Era abbastanza sereno e ha trascorso lunghe ore nella Cappella ogni mattina. Dentro di me mi sentivo abbastanza agitato, ma lui era calmo. A un certo punto, dopo qualche discussione, si alzò e disse: ‘Sto andando’.”

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Stan è un uomo di principi e di convinzioni. Sebastian, un altro compagno gesuita di Bagaicha, ha detto: “Stan aveva preparato una lettera da inviare a tutti i suoi amici e parenti, dove aveva accennato che avrebbe fatto lo sciopero della fame, in caso di arresto. Ora che era stato arrestato, ero preoccupato per quello che gli sarebbe successo. Mi sono sentito sollevato quando ho saputo che stava mangiando in prigione”.

L’arresto del p. Stan 100 giorni fa ha risvegliato la coscienza di milioni di persone sulla dura realtà delle atrocità dello Stato contro i “difensori dei diritti umani” in India. Ha unito tutte le persone che pensano bene a lottare insieme contro l’ingiusta “Legge sulle attività illegali (prevenzione)” che non rispetta i diritti umani fondamentali dei cittadini, sotto l’apparenza di “nazionalismo”. Chiunque parli contro il governo al potere o contro le sue politiche viene bollato come “anti-nazionalista” e “terrorista” e messo in prigione senza processo. Negli ultimi 3 anni, circa 4.000 persone sono state arrestate in base a questo atto draconiano e stanno marcendo in prigione.

“Non sono uno spettatore silenzioso” risuona in molte delle campagne e delle proteste in tutto il mondo. Nel suo messaggio di Capodanno dal carcere, Stan scrive:

Possa il Nuovo Anno
Portare un nuovo risveglio
A tutti noi.


Possa il nuovo risveglio
Accendere una nuova fiamma
Nei nostri cuori.


Possa la nuova fiamma
Aiutarci a discernere la verità dalla menzogna
E tenere fede alla verità.


Possa la Verità incoraggiarci
A dire la verità al potere
E ad essere pronti a pagarne il prezzo.

Padre Stan Swamy

#StandWithStan


 

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Pubblicato da Communications Office - Editor in Curia Generalizia
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L’Ufficio Comunicazione della Curia Generalizia pubblica notizie di interesse internazionale sul governo centrale della Compagnia di Gesù e sugli impegni dei gesuiti e dei loro partner. È anche responsabile delle relazioni pubbliche.

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